dinuovogiorno

“Si può ingannare qualcuno per molto tempo oppure molti per poco tempo ma non si possono ingannare molti per molto tempo”. Abraham Lincoln. Dopo lo squallore della politica nostrana (mediatico e non) e le stridenti contraddizioni di quella americana, dopo la notte il giorno verrà di nuovo...finalmente! Questo blog per la frequenza degli aggiornamenti non costituisce una testata giornalistica.Non può considerarsi assoggetabile alle norme per quest'ultime previste.

giovedì 27 novembre 2008

Signori l'ottimismo è servito...a qualcuno

Scrive Le monde su un articolo del 21 novembre:
La televisione pubblica italiana da una falsa immagine della realtà? A questo domanda, Silvio Berlusconi ha già risposto sì. Egli le critica, in questi tempi di crisi, di “diffondere l’angoscia e il pessimismo” quando “essa dovrebbe collaborare affinché le cose migliorino”. “Io farò tutto il possibile affinché le televisioni non siano un fattore d’ansia”, ha spiegato qualche giorno fa.Il suo amico e cofondatore di Forza Italia, il senatore Marcello dell’Utri, si è permesso anche lui questo commento: “In televisione, ci sono dei conduttori che hanno delle facce un po’ gotiche, un po’ grigie. Il direttore dovrebbe dare prova di un maggiore spirito di finezza.” “La RAI non è una proprietà di Berlusconi”, ha ricordato l’associazione dei giornalisti della televisione pubblica.Ma ciò che più di tutto irrita il presidente del Consiglio, sono le trasmissioni di dibattiti o di satira politica, molto numerose in Italia. “Ogni giorno, su tutti i canali ci si prende gioco di me. Questa abitudine diventa insopportabile. Deve finire”, ha dichiarato. “Non andremo mai più in televisione per farci insultare”, ha detto ai suoi ministri.

Prendo spunto da queste dichiarazione per una breve riflessione.
L'informazione in Italia è ad un punto morto. Si fa fatica a ricavare delle notizie dai nostri telegiornali. La priorità assoluta è il rispetto (totalmente formale) della par condicio, ossia delle opinioni delle diverse rappresentanze politiche.
Tutti (o quasi) devono poter dire la loro, ma la notizia non c'è, o viene confezionata in modo tale da non creare troppi problemi ai giornalisti che l'hanno redatta.
In definitiva le interviste istituzionali non dicono assolutamente nulla. Il livello di informazione che ne risulta è lo stesso dei comunicati delle dittature sudamericane. Le dichiarazioni sono sempre le stesse, non informano, non danno maggiori elementi al cittadino per capire i fatti. Sono fatte solo ed esclusivamente per confondere i cittadini e denigrare l'avversario! Ecco questo è lo stato di convalescenza della nostra informazione! Mi chiedo come sia possibile preoccuparsi del poco ottimismo, quando i media non fanno praticamente altro che cattiva informazione sull'attualità politica ed economica. Il male dei nostri Tg è il pessimismo? E allora perché su un Tg nazionale in prima serata ho visto con miei occhi la ricostruzione grafica (con generosità di particolari) di un caso di efferata cronaca nera? E perché molti talk show ripropongono a spron battente i casi di cronaca nera più truci e abbondanti di macabri risvolti(un caso di scuola è quello di Cogne alla trasmissione Porta a Porta)?
Allora devo pensare che per qualcuno valga una deroga speciale? Bisogna fare una tv ottimista, però dobbiamo fare cassa con squartamenti, tragedie familiari, reality (che sono quasi più tragici della cronaca nera). Allora non sarebbe più onesto dire "la Televisione da oggi non deve informare più. Il palinsesto deve essere fatto di intrattenimento durante il giorno, cronaca e talk-show la sera...magari ci mettiamo dentro un pò di casi umani...così la gente a casa si sente rincuorata nel vedere chi sta peggio."
Credo che questa sia l'intenzione nemmeno troppo velata, e ci stiamo andando a piè sospinto!

Continua Le Monde:
Inoltre, la prospettiva di una lunga crisi accompagnata dal rischio di un ritorno all’”antipolitica” lo preoccupa. Essere l’obiettivo degli imitatori e dei fantasisti non è il miglior mezzo di divenire un giorno - questo è il suo sogno - presidente della Repubblica, una delle figure più rispettate della Penisola. Tutto questo spiega la sua nuova offensiva contro la televisione pubblica e questo tentativo di controllo della sua immagine e della presentazione del suo operato. “La televisione ridiventa il campo di battaglia della politica”, scrive il politologo Ilvo Diamanti sul quotidiano La Repubblica.

Per ora, non si tratta che di pressioni e di minacce. In passato, Berlusconi ha mostrato di saper andare oltre e più forte. Nel 2002, aveva chiesto - e ottenuto - la testa di due giornalisti, tra cui il rispettatissimo Enzo Biagi. Delle intercettazioni telefoniche hanno rivelato che tra il 2001 e il 2006 dei collaboratori di Mediaset erano stati alla testa della Rai per pilotare le strategie dei programmi dei canali pubblici. Obiettivo: orientare l’informazione a favore di Berlusconi.

Questi attacchi contro i canali pubblici intervengono in un momento di grande incertezza a proposito della scelta del futuro presidente della commissione parlamentare di sorveglianza della Rai, un posto che deve ritornare all’opposizione e che aprirà la strada ai futuri cambiamenti nella direzione dei canali. Dal mese di luglio, i partiti di sinistra non hanno raggiunto l’accordo su un nome. Berlusconi ha dato via libera affinché i membri di destra della commissione votassero un candidato di sinistra che non era appoggiato dalla sua parte politica. Il presidente del Consiglio, non dispiaciuto di seminare zizzania nell’opposizione, si è, ovviamente, difeso dagli interventi in questa questione.

Intervista di Giorgio Bocca sulla crisi del giornalismo italiano

martedì 25 novembre 2008

vaccinara e altre frattaglie

Ieri scoprivo, piuttosto divertito, che il nostro attuale delegato regionale per i rifiuti (Mario Di Carlo) è un amante della coda alla vaccinara.
Fin qui nulla di male, se non fosse che a mangiare il tipico piatto romano l'assessore si recava con il gestore della discussa discarica di Malagrotta. E qui la vicenda assume tutt'altro tenore.
Ma scopriamo anche (per chi non lo sapesse già) che Di Carlo è un fine letterato, uno stimato cultore del sapere, certo un Bohème se non altro per il poco riguardo alle convenzioni sociali, una sorta di filosofo underground.

Ma ascoltiamolo dal vivo in uno stralcio di intervista a Report:



L'ex assessore che questa volta l'untuosa ricetta non l'ha proprio digerita (è di queste ore la notizia che il Presidente Marrazzo abbia accettato le sue dimissioni), si difende dicendo di essere una brava persona. Ammettiamo che lo sia, ma le istituzioni controllanti non dovrebbero mangiare frattaglie (ma neanche piatti più decenti) al ristorante con gli uomini delle aziende cui affidano importanti compiti . E poi diciamolo la verità, anche la mia verduraia di fiducia è una brava donna, onesta e lavoratrice, ma non per questo le affiderei la delega al commercio romano. Non ce l'ho con Di Carlo, sia ben chiaro, per certi versi mi è sembrato davvero ingenuo e sprovveduto come dichiara, tuttavia mi chiedo se un personaggio di questo livello (che è stato anche assessore alla mobilità con la giunta Rutelli e Presidente Ama) meriti di avere fatto questa carriera nella politica locale.
Per cambiare argomento, ma sempre dello stesso filone politico-spazzaturesco, è di queste ore (per me che non seguo le dirette) la notizia che Luxuria, l'ex parlamentare di rifondazione comunista, abbia vinto l'ultima (magari lo fosse!) edizione dell'isola dei famosi (il "fintality" della Rai). La trasmissione è di una bruttezza oscena, e a mio giudizio ha oltrepassato il limite dell'inguardabile anche per il pubblico più vouyerista. Possibile che questo(a) politico(a) non abbia trovato di meglio da fare che andare sull'isola a pescare granchi?
Termino con il caso di Villari, il recentissimo caso di poltronismo acuto del Partito Democratico. Villari, eletto nella Vigilanza Rai con i voti della maggioranza, ora che un accordo vero in seno al Pd si è trovato nella persona di Zavoli, non ne vuol sapere di schiodare dalla poltrona. Insomma pare che si sia letteralmente bullonato i pantaloni alla sedia; "la
poltrona è mia e guai a chi me la tocca!"
La domanda che mi faccio è: ci meritiamo davvero tutto questo? Cioè noi italiani siamo degnamente rappresentati da questa classe politica "matricianara", rozza, attaccata al potere (più che al dovere), e sorda alle richieste dei cittadini?
Insomma se negli Usa Obama è libero di scegliere le migliori menti
per risolvere i problemi complessi di una società molto contraddittoria, è mai possibile che noi dobbiamo invece rivolgerci ai peggior eleMENTI?
Insomma la politica in Italia è una cosa così losca che dobbiamo trovare uomini di così basso profilo per occuparsene?
Io continuo a sperare, al limite ci rimangono gli USA!

giovedì 20 novembre 2008

Echi di guerra dal Congo

Condizione: Critica

Non abbandoniamo la popolazione del Nord Kivu

La vita in Nord Kivu, non è solo dura, ma è davvero critica. Le case e le terre sono diventate campi di battaglia. I bambini nati durante la crisi non conoscono che la guerra. Rifugi, cibo e acqua ormai scarseggiano.

MSF dà voce ai testimoni diretti della guerra attraverso il nuovo sito internet condizione-critica.it. Nel video, voci, sguardi, paure e speranze della popolazione avvicinano questo conflitto lontano alla vita di tutti noi.

MSF lavora in Kivu dal 1992 e nelle altre aree della Repubblica Democratica del Congo dal 1981. A novembre 2008, MSF ha 87 operatori internazionali e 1126 operatori locali in Nord e Sud Kivu.

Nel Nord Kivu, MSF fornisce assistenza sanitaria primaria e secondaria distretti sanitari di Rutshuru, Masisi e Lubero. Team di MSF sono operativi negli ospedali di Rutshuru, Mweso, Masisi e Kitchanga e nei centri sanitari che si trovano nelle zone circostanti, gestendo anche una rete di cliniche mobili. Le équipe di MSF forniscono inoltre cure sanitarie alle vittime di traumi violenti e di violenza sessuale e curano i bambini malnutriti. In alcune aree MSF ha aperto nuove postazioni sanitarie per fornire assistenza alle sempre più numerose persone in fuga dagli scontri. Le équipe delle cliniche mobili effettuano valutazioni della situazione sanitaria e forniscono assistenza medica in nuove aree tra cui Ngungu nel Nord Kivu e Minova, nel Sud Kivu. Per prevenire le epidemie, le équipe di MSF effettuano inoltre un monitoraggio delle condizioni sanitarie nei campi sfollati.

Sono mesi che Medici Senza Frontiere si trova a fronteggiare una drammatica situazione umanitaria: in particolare dalla fine di agosto, quando è scoppiata nuovamente una vera e propria guerra. E sono mesi che denunciamo l'aggravarsi della situazione, e il fallimento della comunità internazionale nel soccorrere e proteggere la popolazione (dal sito medici senza frontiere Italia)


Sosteniamo Medici senza Frontiere in uno dei modi indicati


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mercoledì 19 novembre 2008

Tra futuro tecnologico e passato rassicurante, l'uomo sull'orlo di una crisi...

Mi presto a scrivere questo piccolo intervento sul blog, guardando con serena nostalgia il passato (in una sorta di Amarcord Felliniano di taglio comunicativo), immerso nel mio (strano) tempo presente, e cercando di immaginare il futuro.
Una selva di pensieri ha invaso la mia mente in questi giorni, e io li ho semplicemente assecondati (vedi mai che dal caos riesca a venir fuori qualche buona idea?)
Sarà perchè ho incontrato (in maniera virtuale si intende) amici che non vedevo da decenni e la cosa al tempo in cui li frequentavo (cioè fino ai primi anni '90), sarebbe stata semplicemente inimmaginabile.Così oggi scriverò qualcosa che mi riguarda, o meglio che riguarda la mia generazione di ultra trentenne (di gente "Confusa e Felice" per dirla con Carmen Consoli). Parliamo di mezzi di comunicazione, i media anglosassoni (o per essere più circoscritti di "new media").
Il presente è il social network e, tanto per citarne il maggiore strumento, Facebook, con milioni di iscritti nel mondo (e se non fai parte del gruppo sembra che sei un'alieno dalla pelle verde e coriacea).
Il passato era il telefono (non il cellulare si badi bene) e se il "chiamato" non era in casa non c'era alternativa che riprovare in un'altro orario. Se la Sip ti staccava la linea...ti tagliava fuori dal mondo (ricordo ancora le penose discussioni con l'operatore). Adesso la minaccia di sospendere la linea è molto più blanda, non fa paura quasi a nessuno che abbia meno di 70 anni .
Abbiamo fatto un bel percorso: telefono via filo, telefono cellulare, voip (che è il protocollo voice over ip...che in soldoni permette di chiamare sfruttando la rete).
Il nostro mondo, oggi è quasi interamente governato dal virtuale, che spesso finisce per incarnarsi e prendere spazio "fisico" nella realtà. Non è un caso che un diffuso gioco di ruolo è Second Life, in cui il giocatore (che in realtà è un vero è proprio personaggio) sceglie un avatar (un'icona che lo rappresenta) e vive nel gioco (si fidanza, frequenta i pub, prende casa).Che il fenomeno non sia tanto marginale, lo rivela il fatto che alcune aziende hanno fiutato l'affare e hanno cominciato a comprare spazi pubblicitari virtuali all'interno del gioco (non banner ma veri e propri esercizi commerciali che si integrano nell'economia del gioco).
Insomma a veder la situazione, non c'è poi da star tanto tranquilli sul possibile futuro tecnologico...e molti individui sembrano, a esser sinceri, più Confusi che Felici (riprendendo la Consoli) . Però a noi generazione X è assegnato il difficile ruolo di mediatori tra i cybersmanettoni (dotati di talento incredibile per le applicazioni informatiche) e i conservatori ad oltranza (io internet? ma che ci faccio?). Siamo a metà del guado e cerchiamo di mettere un freno agli eccessi e alle stravaganze (non sempre ci riusciamo) e intanto cerchiamo di non perdere il treno del progresso, ma nemmeno il gusto di una telefonata con mezzi tradizionali.

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lunedì 17 novembre 2008

la politica delle cazzate


Ma che tutte le esternazioni degli ultimi mesi (su abbronzatura, cani meticci, dipendenti fannulloni, tornelli, prostituite per le strade, giudici cloache ecc..) più o meno sconclusionate, più o meno rivoltanti e provocatorie facessero parte di una strategia ben precisa?
Ora mi spiego...
Se quella di sparare cazzate fosse una strategia bella e buona per distrarre sulla vera identità politica di questo Governo? (con una chiara collaborazione con l'opposizione del Governo ombra...che - il gioco di parole è puramente voluto- è un'ombra di quello che dovrebbe essere per essere un'alternativa seria alla dittatura per ora "morbida"del Signor B.).
Poiché non è mia abitudine parlare in astratto vi spiego perché secondo me c'è un disegno molto preciso.

Primo
.Il signor B. non è uno stupido, ha inventato la pubblicità, le TV commerciali e di comunicazione se ne intende(avete presente il colosso Publitalia?).
Mi sembra strano che le sue esternazioni politiche siano frutto di improvvisazione...

Secondo. 'E di questi giorni l'iniziativa parlamentare dell'Italia dei Valori , "durante la discussione della finanziaria, ha proposto di abolire il doppio stipendio incassato da chi oltre che parlamentare è anche ministro, di cancellare le comunità montane e i rimborsi elettorali concessi per cinque anni ai partiti anche se la legislatura finisce in anticipo. Tutti e tre gli emendamenti sono stati bocciati da un voto contrario bipartisan e dall'astensione degli onorevoli prodiani e dellUdc" (Peter Gomez, dal sito www.voglioscendere.it).
Qualcuno sa spiegarmi quali sono le differenze tra maggioranza di Governo ed opposizione (tranne il fatto di bluffare delle dichiarazioni cui non segue mai alcuna iniziativa?)

Terzo. L'iniziativa di regolamentare i Blog, che in sintesi prevede (dal sito di Beppe Grillo):
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all'Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denunciato per il reato di "stampa clandestina": due anni di carcere e sanzioni economiche.
A questo proposito riporto dal sito internet articolo21:
"I blogger, nel mondo come in Italia, rappresentano una rete di libertà che non può essere messa in discussione, come in discussione non può essere messa la libertà della rete. Specialmente in Italia, dove l'informazione è sottoposta ad ua censura "di regime" e dove la libertà di espressione è messa in discussione proprio per l'anomalia italiana. Il sistema dei media e dell'informazione non è plurale e i blog rappresentano una risposta a questa carenza di pluralismo. Questa proposta di legge liberticida deve essere bloccata proprio per evitare che anche una dell ultime riserve di libertà venga messa sotto il controllo della politica"(omissis...)

Il diabolico progetto non viene da un'esponente della maggioranza, ma da un deputato del Partito democratico (Riccardo Franco Levi). Ecco perché non si parla a caso di Veltrusconismo, perché in realtà si tratta di un mostro mitologico, che ha la testa di un conservatore e il corpo di un democratico...il punto è che la testa vuole andare da una parte e il corpo democratico non ha altra scelta che seguirla.
A nulla servono i proclami di Waterloo Veltroni, se poi alla fine lui stesso propone leggi liberticide che non riescono ad abbozzare un minimo di reazione ai privilegi delle caste.
Insomma la strategia delle cazzate funziona, e mi sento di potere dire che se ne sta facendo un uso molto disinvolto (indice della portata di quello che bolle in pentola? speriamo di no!)

venerdì 14 novembre 2008

Barbarie italiana

Ho appreso con rammarico (anche con un po di sorpresa poiché non ci si abitua mai allo squallore) della sentenza sulla barbarie nella scuola Diaz.
Mi riservo di leggere le sentenze ovviamente, quindi non entrerò nel merito di esse.
Tuttavia un'osservazione posso azzardarla. Viste le condanne (tutto sommato lievi rispetto all'evento, considerato anche che era un processo che vedeva coinvolti diversi cittadini stranieri) la domanda è; o erano colpevoli solo coloro che hanno operato(si fa per dire) dentro la scuola (e allora andavano puniti con rigore e fermezza...come si dice in questi casi) oppure hanno obbedito ad una catena di comando (e allora andavano puniti i veri colpevoli, cioè coloro che hanno orchestrato la mattanza). Delle due l'una: non si può trovare sempre la soluzione all'italiana a ogni questione e alla fine salvare sempre potenti e politici di turno! Credo che quello che è successo ancora una volta non ci fa onore, e getterà discredito su un'intera categoria (forze dell'ordine ma anche magistratura)...oltre che sull'intero paese (ma questa ultimamente non è una novità!).
Non so voi, ma io sinceramente comincio ad essere stanco di questa impunità (di fatto... non certo di diritto) di intere categorie sociali ed economiche (che non pagano mai per quello che combinano tra condoni sanatorie e via così ) e al contrario registro un miope accanimento per i settori economici e sociali meno influenti (gli extracomunitari...solo per fare un esempio)
Di seguito l'articolo dal titolo la beffa della scuola Diaz pubblicato sull'interessante periodico indipendente altraeconomia:

La beffa della sentenza Diaz

La sera del 13 novembre è stata una nottata tragica: Grygera, Amaurì, Iaquinta ed il Genoa perde 4 a 1 contro la Juventus. Un intero paese rimane basito: dopo 915 giorni la squadra di Ranieri ritrova il primato in classifica. Un colpo per tutta una città, e con lei anche per il vicequestore aggiunto di Torino Spartaco Mortola che, raggiunto telefonicamente dal Secolo XIX per un commento alla sentenza per il processo Diaz, prima di ringraziare i suoi avvocati e di risottolineare la propria innocenza, dichiara: “sono alla partita e siamo sotto di tre gol”. Peccato non averlo visto in aula, a fianco del suo capelluto avvocato.

di Alberto Zoratti

Spartaco Mortola era ai tempi del G8 genovese dirigente della DIGOS di Genova, ed insieme agli alti gradi presenti in quella tragica notte è stato promosso di grado e successivamente assolto dalle accuse infamanti della Procura di Genova. Quindi Francesco Gratteri, direttore del dipartimento Anticrimine, già a capo dello Sco; Gilberto Caldarozzi, a ora capo del Servizio centrale operativo; Giovanni Luperi, ora al vertice del servizio segreto civile, già vicedirettore dell’Ucigos, sono la dimostrazione che al vertice della Polizia di Stato, per dirla con le parole del leader UDC Casini, ci sono “autentici galantuomini”.

Tanti “ufficiale e gentiluomo” che nulla hanno potuto di fronte alla mattanza della scuola Diaz, nulla hanno saputo rispetto ai piani del reparto di Canterini, nulla hanno capito sulle molotov introdotte illegalmente nella scuola per giustificare il massacro, nulla hanno pensato rispetto alle prove di verbali falsificati e di arresti illegali.

Sicuramente dirigenti, certamente galantuomini, ma forse un po’ distratti. Come lo stesso Giovanni Luperi che, benché si sia rifiutato di farsi interrogare, nelle sue dichiarazioni spontanee senza contraddittorio ha ricordato di essere stato ai margini dell’operazione e soprattutto preoccupato di portare i colleghi a cena.

O come i dirigenti della DIGOS genovese, l’ufficio a cui venne affidata la custodia delle molotov corpo del reato, e che furono “accidentalmente” distrutte dagli stessi agenti.

Ma non tutti sono stati distratti. Anzi, qualcuno sapeva, eccome. Ed è così che Canterini ed i suoi uomini, quelli che con il manganello in mano hanno riverniciato di sangue le pareti della scuola, si sono ritrovati con condanne fino a 4 anni, indulto, prescrizioni e condizionale permettendo.

Lo stesso Michelangelo Fournier, allora vice questore aggiunto di Roma, l’unico ad aver ammesso della “macelleria messicana” della Diaz e l’unico a non essere stato promosso, è stato premiato con due anni per lesioni aggravate in concorso.

C’è un segnale inquietante, che esce dalle aule di giustizia di Genova. Che il più alto in grado non è responsabile di quello che il suo sottoposto combina.

Un teorema che farebbe tremare le gambe persino al Ministro Brunetta. E che ribalta completamente le strategie difensive degli apparati dello Stato coinvolti in situazioni quanto meno tragiche: chi non ricorda la legge approvata nell’Argentina di Menem conosciuta come Obediencia Debida, che sottolineava come i subalterni avessero commesso delitti durante la dittatura militare per il fatto che stavano ubbidendo a ordini, ai quali non potevano opporsi?

Ma la sentenza, se contestualizzata, ci dice qualcosa di più. Che esattamente come per Bolzaneto, molte delle dichiarazioni rese dalle vittime e molte delle prove mostrate sono sostanzialmente delle visioni. E che, a differenza di altri processi, non esiste in questo caso l’aggravante della “compartecipazione psichica” tra gli imputati, quella cioè usata nel processo per devastazione e saccheggio ai 25 manifestanti che indica come non occorra aver effettivamente “devastato”, ma sia sufficiente essere presenti mentre gli altri devastano.

Ma queste sono parole, quelle che contano sono le sentenze.

Noi c’eravamo e abbiamo visto.

Abbiamo visto la violenza inaudita di quelle giornate, la caccia indiscriminata a persone inermi, l’assoluto arbitrio nel gestire l’ordine pubblico. Siamo stati poi costretti a registrare con sconcerto la decisione della magistratura che ha deciso di non procedere nell'accertamento delle responsabilita' delle forze dell'ordine per le gravi violenze subite dai manifestanti che parteciparono al grande corteo dei 200 mila del 21 luglio 2001.

Bolzaneto, la scuola Diaz. Assieme ad altri nomi, come Alimonda, Manin, Tolemaide, rimarranno tra le pagine oscure di questo paese. Abbiamo aspettato sette anni per vedere scritto nero su bianco quello che abbiamo visto e a cui abbiamo assistito, per guardare finalmente in faccia i responsabili di quello scempio.

La sentenza dello scorso 13 novembre sul processo Diaz è un ulteriore insulto alla nostra richiesta di giustizia e trasparenza, alla fiducia che ancora avevamo che la verità potesse finalmente essere sancita.

Per la “macelleria messicana”, così definita dall’allora vicequestore aggiunto della Questura di Roma Michelangelo Fournier, i responsabili si trovano solamente tra la manovalanza di Canterini, allora comandante del I Reparto Mobile di Roma.

Nessun vertice della Polizia è stato incriminato: né Francesco Gratteri, promosso a direttore del dipartimento Anticrimine, già a capo dello Sco; né Gilberto Caldarozzi, promosso a capo del Servizio centrale operativo; né Giovanni Luperi, promosso al vertice del servizio segreto civile, già vicedirettore dell’Ucigos; né Spartaco Mortola, già dirigente della Digos, ora promosso vicequestore aggiunto a Torino.

Tutti assolti.

Mentre l'allora capo della Polizia, Gianni De Gennaro, responsabile della piazza durante il G8 di Genova, e' diventato addirittura direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Rimangono i verbali falsificati, gli arresti ingiustificati, le molotov introdotte illegalmente nella scuola per giustificare l’assalto, la loro sparizione dall’ufficio della Questura di Genova dove erano in custodia come corpo del reato, a fare da sfondo ad un’ulteriore brutta pagina della democrazia italiana.
Noi c’eravamo e per questo auspichiamo un sussulto democratico. Una reazione pubblica, pacifica e nonviolenta per dimostrare che in questo paese esiste ancora un tessuto democratico, e che la convivenza civile si deve basare sul principio di responsabilità, sul riconoscimento dei diritti di tutti e su una giustizia che sappia tutelare le vittime e applicare il principio che la legge è uguale per tutti.

Miriam Giovanzana, Lorenzo Guadagnucci, Monica Lanfranco, Stefano Lenzi, Deborah Lucchetti, Pietro Raitano, Felice Romagnoli, Riccardo Troisi, Alberto Zoratti

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giovedì 13 novembre 2008

E' un paese per vecchi


Ieri, per motivi lavorativi, ho incontrato un manager di una importante Banca tedesca.
Abbiamo parlato di una convenzione a condizioni vantaggiose per usufruire di una carta di credito.
Questa simpatica persona, molto corretta e professionale, ha superato i 60 anni e mi ha detto di essersi rimessa in gioco e di girare l'Italia in lungo e largo per il nuovo compito che gli è stato affidato. Credo che sia una bella cosa vedere la propria esperienza umana e lavorativa valorizzata, potersi rimettere in gioco.
Il navigato manager (giustamente, dal suo punto di vista) tiene duro e si inventa un nuovo lavoro per tenere testa al nuovo mercato globalizzato. Il problema è che dietro di lui c'è una distesa interminabile di ragazzi e giovani adulti assolutamente volenterosi e preparati, che si barcamenano con improbabili lavori che certamente non gli garantiranno una indipendenza economica.
Non è un caso che il nostro paese sia ancorato all'età della pietra per conoscenze informatiche e utilizzo del web (si stimano 2 ore medie giornaliere e la stima è ottimistica..), per non parlare della conoscenza delle lingue ecc..
L'impressione è che non sappiamo come impiegare il ricercatore ultra specializzato, anzi a vedere l'età media che segna un organigramma di un ente di ricerca o un'università, sarebbe d'intralcio alla gerontocrazia a volte ignorante (nel campo in cui opera) e senza titoli. Così il malcapitato lo pagano 2 soldi, e se non gli sta bene se ne vada pure, tanto c'è la fila...
Ecco perché la vittoria di Obama fa paura. Il nostro è "un paese per vecchi"- prendendo spunto dal celebre film dei fratelli Cohen- che dall'ascesa nel tessuto economico e produttivo di persone giovani e in gamba, vede solo una minaccia per l' artitritico establishment completamente spiazzato e incapace di agire. E il nostro leader Silvio, che incarna precisamente quel modo conservatore di fare politica (nonostante lo specchietto per le allodole delle ministre giovani, presentate come una grande novità) certamente giovane non è nè anagraficamente ma neanche nella sua concezione della politica. Questo pericolo mortale per la sua sopravvivenza politica lo conosce bene...ed è per questo che, sentendo nelle orecchie il vento di novità che lo potrebbe spazzare via, non ha trovato meglio che fare le battute su Obama abbronzato e sul cane meticcio.
A questo proposito scrive Peter Gomez:
"Fare politica vuol dire immaginare il futuro. E Obama, per la sua età, la sua storia personale, il futuro lo rappresenta. Per questo l'attempato Cavaliere ricorda che «è giovane e bello» e si offre di dargli consigli. All'improvviso lui, come tutti gli altri leader che per ragioni anagrafiche o di carriera sono sulla scena da più di un quarto di secolo, sentono il peso degli anni. E hanno paura". Insomma in Italia il futuro avanza...nel senso che non sappiamo che farcene...

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martedì 11 novembre 2008

Cultura medievale

Pubblico l'intervista del nobel Dario Fo sull'università per una ragione ben precisa.
Non difende dei privilegi dietro il paravento dell'istruzione garantita per tutti, libera e democratica, non avalla il tipico malcostume italico, quello delle lobbies, che stanno davanti agli occhi di tutti (e che putroppo riguardano la stragrande maggioranza dei settori del bel paese).
Il punto è che le Università sono impantanate in sacche di inefficienza (voluta) ad uso e consumo degli interessi di questo o quel gruppo di potere "baronale". Questo sistema NEOfeudale distribuisce cattedre a pioggia (a volte con 1 o 2 iscritti) che non servono né al bilancio dell'università, né tantomeno alla cultura del paese. In alcune università si possono contare intere dinastie di baroni (fino alla creazione di colonie di parenti e affini che ormai costituiscono parte del paesaggio...) basta farsi un giro all'università di Bari facoltà di economia (che economia non ne fa molta a quanto pare...), solo per fare un esempio naturalmente... (lì parentopoli per dimensioni è talmente eclatante che il professor Roberto Perotti la porta come esempio nelle sue lezioni alla Columbia University )

Insomma dobbiamo cambiare, ma non in peggio!

"L’unico modo, come diceva un certo Mao Tze Thung, bisogna andare dentro dove sta la tigre, per capire l’antro, per capire cosa succede intorno. Io sono stato alla Statale di Milano e ho recitato tenendo una lezione. Mi serviva una provocazione per sentire gli umori, ascoltare attraverso i riflessi quello che era il clima e soprattutto capire una cosa: a che livello di conoscenza e di informazione sono gli studenti. E mi sono meravigliato rispetto a quarant’anni prima, quando ci andai, e mi ricordo un clima caotico, ricordo che le cose erano un po’ a braccio, ricordo che si capivano certi slogan e certi valori che si ripetevano ma che non erano approfonditi.
Insomma, questa gioventù ha invece una conoscenza e soprattutto è evidente che ha dialogato, ha avuto conflitti chiari con gente che la pensava diversamente, e per questo sono informatissimi! Una delle cose che mi hanno detto subito è stata: “Questa è una lotta non soltanto per il problema del denaro, ma per il problema della libertà e della nostra vita.” Cioè noi ci troviamo con un governo che spara basso a tagliare orizzontalmente i danari che ci occorrono per tenere in piedi l’università non soltanto per risparmiare e per farsi la moneta, per usare poi – cosa terribile – per comprare degli aerei o per dare i sussidi all’altra parte del discorso, cioè alla scuola privata. Ma è proprio per distruggerla quella pubblica! Abbassarla, portarle via l’agibilità, lo spazio, il respiro in modo che naturalmente, quella privata, abbia la possibilità di emergere e di essere l’unica università accessibile perché ha dei mezzi e perché chi si presenta paga rette alte che permettono anche di guadagnare e hanno magari professori che guadagnando di più sono selezionati, cosa che per noi non succede.
Un’altra cosa di cui loro hanno chiara idea è la falsità di questo decreto, di questa legge. Che cosa ha sotto? Sanno benissimo e lo dicono sempre: l’università è malata ci sono professori eletti attraverso gabole, ci sono i baroni che hanno in mano tutta la macchina dell’insegnamento e poi tirano dentro i figli., i nipoti, hai queste scuole che sono inesistenti, con programmi spaventosi collocati in spazi di provincia perché servono al luogo, ma servono soprattutto a nuovi baroni che avranno finalmente la propria personale università. Fanno commercio, mercato, scambio.
Ebbene, sono le prime cose che ti dice la Destra. Ma forse c’è scritto nel loro programma che si eliminano? Che tizio, Caio, Sempronio, che ha il figlio il nipote, la moglie eccetera, sarà eliminato e gli sarà fatto una specie di processo per ristabilire la legalità e soprattutto un rapporto univoco, o meglio, equilibrato dell’università? Neanche per idea. Quelli rimangono! E’ il cancro che deve rimanere perché fa parte dell’equilibrio. La nostra università ha delle piaghe terribili, dei morti dentro l’armadio all’infinito, ma naturalmente questi devono rimanere perché la macchina del potere vive attraverso queste forme di piccoli furti, piccole aggressioni, furberie soprattutto sporcizia morale che non esiste.
La cosa che devono fare gli studenti è capire che questa macchina bisogna eliminarla, che anche ai propri professori bisogna gridare non vogliamo un’università fatta di intrallazzi, di giochi, di corrutele e via dicendo. Che bisogna rinnovare, che c’è un fatto morale da perseguire e che ci interessa imparare con dei mezzi perché oltre che gli stipendi molto bassi, checché si racconti che in Italia si spenda molto di più che in altri Paesi, io dico forse si bruciano più soldi, però la condizione di vita dei professori, non dico dei baroni, è dura!
Ecco, prima di tutto bisogna dare una dignità ai professori e farli tornare al livello di quando io andavo all’università sessant’anni fa, e soprattutto dare i mezzi perché se io vado all’estero a fare dei corsi di cosa mi accorgo? Che se tengo lezioni di scenografia mi mettono a disposizione un teatro! Con tutte le calate, tutti gli svergoli, con le quinte, con tutti i passaggi, le tecnologie più avanzate, con le luci… cioè, i ragazzi che studiano per diventare registi, gestori di teatro, per scrivere e via dicendo, hanno la conoscenza di tutto. Sono tecnicamente avanzatissimi. Da noi no! Da noi è come fare scuola guida seduti su una sedia anziché sulla macchina con un cerchio in mano per fare finta di mimare la guida. Be' io ai tempi di Mussolini ero troppo giovane, non ero ancora in università, sono entrato durante la guerra, quando c’era un caos terribile, gente che doveva fare i conti con viaggi incredibili e soprattutto c’erano i bombardamenti. Non si può fare un esempio. Ma Mussolini, con tutto l’affastellamento, aveva cose anche migliori di quelle che ci sono oggi e soprattutto si spendevano dei denari e si facevano strutture nuove e si impiantavano macchine di conoscenza maggiori di quelle che ci sono oggi, è incredibile ma è così.
D’altra parte se tu vai nella storia dell’università, da quando è nata nel decimo secolo venendo in avanti, tu vedrai sempre che le città che avevano un peso, che avevano un’economia alta, che avevano strutture civili molto elevate, pensiero molto elevato e una filosofia alta, ebbene avevano grandi università che non erano soltanto intese come noi abbiamo avuto informazione dal pagamento di rette di grandi signori che potevano permettersi di mandare a scuola i loro figli fino a fondo selezione. No! Esistevano nel tempo già nei comuni dei lasciti, addirittura degli stipendi che si davano a quei degni studenti che dimostravano impegno, soprattutto senso dello studio e volontà profonda di apprendere. Questo oggi non c’è più! La situazione sta crollando, sta svuotandosi, quindi siamo al di sotto della dimensione medievale."

intervista dal blog di Beppe Grillo a Dario Fo

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venerdì 7 novembre 2008

La Stella e il campione



I latini dicevano in nomen omen. Nel nome c'è il tuo destino di uomo(o di donna).
Eppure non sempre è così. Prendiamo per esempio Maria Stella la ministra più bersagliata della storia moderna, lei non mi sembra che incarni nell'immaginario collettivo, per simpatia, ma soprattutto per popolarità, l'effige della moderna star.
Eppure i presupposti anagrafici ci sarebbero tutti, ma a volte la storia prende strade contorte.
Chissà se in un possibile rimpasto governativo, magari gli danno un Ministero più "facile" da gestire...che so i beni Culturali (tante mostre, molte inaugurazioni e poi è un settore che in Italia va da solo...), ci riusciva persino Rutelli...tranne per l'inglese decisamente maccheronico..
Invece lei ha sulle spalle la superdelega di scuola Università e Ricerca (roba che neanche il navigato Mussi avrebbe dormito notti tranquille...).
Eppure, nonostante le manifestazioni di dissenso, le imitazioni plurime (ce ne sono ben due; una della brava sorella piccola Guzzanti e l'altra della Cortellesi) credo che persino lei abbia tirato un sospiro di sollievo oggi...
E già perché il suo grande capo Silvio, ha davvero superato ogni peggiore previsione, ha fatto registrare un commento davvero "originale", fatto poi a tempo di record, sull'elezione di Obama (chiamandolo- lo ricordo all'1-2% di popolazione che non l'avesse letto da qualche parte- "abbronzato"). Proprio quel commento, che in una caserma alpina avrebbe potuto far sorridere (una sparuta minoranza a pensarci bene), in un bar affollato sarebbe anche sfuggito tra un aperitivo e una chiacchiera calcistica...Invece no, ha catturato drammaticamente l'attenzione di tutti i media mondiali. E proprio il caso di dire, questa volta giustamente con Cesare, ubi maior minor cessat, e alle volte a scacciare dalle menti (dei poveri italiani) un male è necessario un male peggiore (in una sorta di omeopatia politica).
Quindi tranquilla Stella, pazienta qualche altro giorno e poi dopo un'altra ispirata intervista del premier, potrai di nuovo riprendere fiato...

si veda anche il blog di Leonardo Coen su Repubblica

giovedì 6 novembre 2008

Obama e i "neri" italiani

Mentre tutto il mondo "democratico"(nel significato più ampio del termine) , persino i Repubblicani americani (che non hanno certo risparmiato una campagna ruvida e aspra) riconoscono la vittoria schiacciante di Obama, Gasparri esponente di punta del Popolo delle Libertà, fa delle dichiarazioni gravi ed imbarazzanti persino per il partito cui appartiene (ma non ne voglio parlare più di tanto perchè sono poca cosa a confronto degli States).
Intanto il ministro della difesa La Russa in questi giorni non ci ha negato la sua presenza massiccia in tutte le reti nazionali (giudicatelo voi
, la trasmissione è sulla 7, il programma lo conduce la D'Amico; bella e bravina).
Anche il neosindaco Alemanno non sembra sia messo tanto meglio, visto che l'assessore della sua giunta, De Lillo, è accusato di aver usato per scopi privati l'Aranciera di Porta Metronia (era un caso che in quel giorno la figlia compiva gli anni?).
Insomma qualcuno ha scritto che Berlusconi abbia reso presentabile e più decente la destra italiana, abbia cioè rivisto il suo look, e dato una bella rinfrescata in modo da farci dimenticare il passato. Qualcuno comincia a intravedere che dietro il velo di annunciata novità ci possano essere dei buchi, delle ragnatele e delle perdite.
Il passato ritorna, per dirla con una frase fatta, e i vecchi vizi non tardano a ripresentarsi.
Intanto, è molto meglio ascoltare il discorso di Obama, è una grande prova di democrazia ed è (persino) in grado di rinfrancarci dal patetico teatrino italiano.
Obama sei meglio di Pelè!

mercoledì 5 novembre 2008

Qualcosa è cambiato!

Mentre noi italiani siamo sempre più incartapecoriti negli stessi noiosissimi discorsi di sempre, gli Usa fanno sul serio.
La nostra politica autoreferenziale, sempre uguale a se stessa, abbarbicata alle certezze di un ecosistema che è garanzia di sopravvivenza per i partiti e per le lobbies (molto peggio della peggiore tradizione americana che almeno ha il coraggio di farlo alla luce del sole), ma al contempo è garanzia di pessima gestione del paese.
Mentre la nostra classe dirigente (per non parlare di quella politica) è più vicina ai 70 anni (e gli anni si sentono tutti) che alla maturità, e progetta un futuro che non vedrà...in America si elegge un presidente di colore e con meno di 50 anni.
Ma anche ammettendo che la maturità sia sinonimo di saggezza, questo vuole l'iconografia, il nostro sistema è talmente ripiegato su se stesso (a difendere status acquisiti o ereditati e privilegi vari) che quello che negli Usa è avvenuto in pochi mesi grazie alla rete (a cui Obama si è rivolto per raccogliere fondi ed avere le mani libere dalle potentissime lobbies americane) da noi non avverrà neanche in anni.
Mentre nel nostro paese ancora discutiamo della necessità di cablare e portare l'adsl ad un numero decente (per un paese industrializzato) di famiglie, in America internet già è lo strumento in grado di pesare di più nel confronto elettorale!
Siamo il paese delle classi ponte per stranieri, del ritorno al grembiulino, della mondezza per le strade, dei ministri che si riciclano eternamente (tanto da farci perdere il conto) proponendo sempre le stesse cose improponibili, delle veline prestate alla politica (che per quanto si mascherino mostrano delle voragini culturali e politiche).
Abbiamo dei ministri (che credono di essere dei soli nascenti) che fanno del rispetto dell'orario di lavoro il loro unico vanto, noncuranti dell'efficienza e della modernità e delle nuove tendenze del lavoro (mai sentito parlare di telelavoro grazie alle tecnologie ormai consolidate?).
La gioia per questa svolta statunitense, che proprio non potrà essere ignorata (persino da noi!), si miscela alla consapevolezza di quanto distanti siamo noi come paese dalla vera democrazia (da noi non è neanche più possibile scegliere il candidato, li scelgono per noi direttamente i partiti!).
Sono certo che Veltroni che, in un impeto di lucidità politica, ha parlato di dittatura morbida (stile Putin) , non abbia affatto esagerato.
Stiamo continuamente impegnati a recuperare nel passato quello che non riusciamo a costruire nel futuro, e in quest'immobilismo ci piace tanto lamentarci...ma in fondo ci stiamo bene perché nessuno vuole perdere la propria fetta di immeritato benessere (per chi ce l'ha naturalmente!).
Ho la netta impressione che da questa democrazia di facciata nessuno voglia uscire, e che in fondo faccia comodo a molti non pagare mai per gli errori commessi!
Gli Stati Uniti si sono impantanati a fondo in una crisi economica senza precedenti recenti, ma altrettanto bene hanno saputo reagire dando uno scossone alla politica conservatrice che quella crisi aveva contribuito a creare!
E noi? Rimaniamo a guardare, perché in fondo, anche se per il rotto della cuffia, un ce la riusciamo a cavare...per ora!

martedì 4 novembre 2008

Istruzione, no grazie


Ecco come un prestigioso giornale tedesco, Der Spiegel parla dei tagli all'istruzione:

Addio, istruzione, addio

Pubblicato Mercoledì 29 Ottobre 2008 in Germania

[Spiegel]

Furore in Italia

Ammontano a otto miliardi di euro i tagli che il governo Berlusconi intende applicare a carico dell’istruzione mentre nel contempo vuole spostare i figli degli immigrati in classi speciali. Contro l’ “apartheid” e il diktat del risparmio, gli studenti universitari e delle scuole, gli insegnanti e i genitori pianificano lo sciopero generale. Una protesta ricoperta di molto rabbia e pochi vestiti.

Le sue lezioni hanno luogo a cielo aperto, gli amici dormono all’università, i suoi professori chiamano alla protesta. L’inizio dell’anno accademico di Jori Titze si profila abbastanza turbolento. Da solo un mese, il diciannovenne studia tedesco e spagnolo a Firenze - ed ecco che già domina lo stato di emergenza.

Studenti universitari e professori, scolari, insegnanti e genitori formano barricate contro la riforma dell’istruzione del governo Berlusconi che intende introdurre un risparmio drastico e una disciplina rigida. In tutta Italia occupano le università e le scuole, sventolano bandiere, e sfilano con striscioni per le strade delle città.

Martedì scorso, Titze era in mezzo a loro, mentre in migliaia sfilavano per Firenze e scandivano ad alta voce: “Noi la crisi non la paghiamo!” Giovedì, in autobus al raduno di massa a Roma, insieme ai propri fratelli e a un paio di amici: i sindacati hanno chiamato allo sciopero generale unitamente alla manifestazione nazionale a Roma.

Fino a questo momento, le proteste non hanno dato frutti: mercoledì mattina, il parlamento italiano ha approvato la riforma dell’istruzione con tagli nell’ordine di miliardi. Con 162 voti contro 134, il Senato ha approvato alla votazione finale il pacchetto tanto controverso. Anche durante la votazione, le manifestazioni davanti al palazzo del Senato sono andate avanti.

Proteste per l’istruzione in Italia: bandiere colorate e pelle nuda

Lo sciopero generale è pensato come picco massimo delle proteste che da settimane infuriano nelle città e nei paesini italiani. A Bari, un corteo funebre simbolico ha paralizzato il traffico, a Venezia gli insegnati hanno bloccato il traffico autostradale in direzione della terraferma, a Roma gli studenti di psicologia hanno sfilato mezzi nudi per le strade della città, con indosso solo slip e reggiseno. Nel piccolo centro di Saronno, nelle vicinanze di Milano, decine di scolari hanno invaso addirittura la stazione e occupato i binari.

Classi speciali per i figli degli immigrati

(...)
La protesta genera anche alleanze inusuali: gli studenti alternativi di sinistra hanno manifestato insieme a estremisti di destra. “Ad alcune manifestazioni si vedono addirittura skinhead in bomber e stivali da combattimento “, afferma Jori Titze. Li unisce il rifiuto nei confronti delle misure di taglio drastiche che il ministro dell’istruzione del governo Berlusconi, Mariastella Gelmini, 35 anni, intende introdurre. Su un cartellone, la facoltà di psichiatria consiglia alla Gelmini di farsi curare. Titze aggiunge “Alle banche danno i miliardi, l’istruzione la distruggono”.

Nell’arco dei prossimi tre anni, il risoluto ministro intende spendere otto miliardi di euro in meno, cancellare quasi 90.000 cattedre e proibire alle università di rimpiazzare più di un quinto del personale che andrà in pensione. La Gelmini ha motivato sentitamente i tagli decisi a carico dell’istruzione con argomentazioni quali il volere dare un’impostazione più pedagogica alle scuole italiane, abbattere la burocrazia e puntare sul rendimento. “Voglio una scuola con meno docenti meglio pagati”, ha affermato la giurista e ha calcolato che un insegnante tedesco del liceo dopo 15 anni di servizio guadagna annualmente 20.000 euro all’anno in più rispetto al suo collega italiano.

Anziché una squadra di insegnanti, da ora in poi dovrebbe essere solo un maestro a guidare una classe elementare. Ma il ministro Gelmini non vuole solo risparmiare e tagliare. Nelle scuole italiane devono tornare a regnare anche disciplina, rigore e ordine: la condotta deve tornare a essere decisiva per la promozione, il grembiule, una sorta di uniforme scolastica, deve ridivenire obbligatorio.
Particolarmente dura la posizione dei figli degli immigrati: chi in occasione dell’inserimento scolastico, non dovesse essere particolarmente ferrato in italiano, dovrà frequentare una classe speciale. “Discriminazione positiva” la chiama il patito del governo, Lega Nord, e saluta con piacere questo atto di una “migliore integrazione”. Nella memoria dell’opposizione e dei sindacati si fa strada invece il ricordo dell’apartheid . Persino politici facenti parte della coalizione di Berlusconi e i vescovi cattolici criticano tale disegno – tanto più che i ricercatori nel campo dell’istruzione sono unanimi nel sostenere che sarebbe fatale l’idea di isolare i piccoli immigrati in classi speciali.

Berlusconi minaccia sgombri con l’impiego della polizia

Il governo Berlusconi, in carica dalla scorsa primavera, ha introdotto la controversa riforma durante le vacanze estive servendosi di un decreto, senza grandi dibattiti. Il procedimento si fonda sul seguente metodo: leggi introdotte per decreto hanno validità immediata. La costituzione lo prevede invero solo in casi eccezionali e di particolare urgenza. Il Parlamento può pronunciarsi solo successivamente e deve confermare entro due mesi. Una volta fatto ciò, (nel caso della riforma dell’istruzione, ciò è avvenuto a inizio ottobre), Berlusconi pone il voto di fiducia, per accelerare il procedimento e per tenere unita la propria coalizione. A quel punto rimane solo il Senato, che ha anche esso votato a favore mercoledì scorso.

Già cinque volte questo metodo si è rivelato di successo e ha permesso a Berlusconi di continuare a governare. Tuttavia, stavolta la resistenza è molto grande. Innumerevoli e-mail di protesta sono giunte al solo presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha convocato il ministro Gelmini a riguardo.

Adesso Berlusconi si arma per le contromisure. In alcune città hanno già preso a manifestare i suoi seguaci reclamando il loro diritto all’istruzione, a Firenze hanno raccolto firme contro l’occupazione, racconta Jori Titze. Il presidente del Consiglio continua comunque a minacciare il successivo livello di escalation - intende fare sgomberare scuole e università dalle forze di polizia. Ciò, adducendo a motivazione le seguenti parole: certi, pochi, insegnanti e professori, scolari e studenti universitari impedirebbero a coloro che invece sono diligenti di apprendere.

Jori Titze lo considera assurdo: “Stiamo dimostrando di non essere affatto pigri bensì arrabbiati!” Si incontra con i colleghi e i professori in piazza – molte lezioni sono state trasferite all‘aperto. In tal modo, i manifestanti hanno anche modo di scattare foto per le televisioni e i giornali e di esternare la loro protesta, senza nel contempo perdersi nulla.

[Articolo originale di Oliver Trenkamp]
[traduzione: info@ItaliadallEstero.info]

lunedì 3 novembre 2008

Ritorno DAL futuro

Leggevo in queste ore che nel futuro sarà possibile prolungare di molto la nostra vita, tanto che Silvio ha dichiarato che un politico del suo valore e del suo calibro dovrebbe vivere sino a centoventi anni (per regalarci tanti altri miracoli e tanto altro benessere come stà facendo...altri sogni insomma!)
Se l'evoluzione della scienza e della tecnica infrangesse gli attuali limiti e immaginassimo che qualcuno fosse in grado di tornare dal 2030, idea che ha ispirato Zemeckis nella notevole trilogia Ritorno al futuro, cosa ci racconterebbe?
Dunque, in quell'anno io dovrei essere un sessantenne che ancora è nel pieno del suo lavoro, perchè troppo giovane per andare in pensione...sempre che ancora esisterà la previdenza pubblica. Ma ecco come immagino questo dialogo:

"Allora, com'è il posto da dove vieni, il futuro? Che farà il nostro paese, avremo imparato la lezione... finalmente al Governo c'è un uomo senza conflitti di interesse, senza processi pendenti...no?"
" veramente.."
"Non mi tenere sulla corda.."
"Se insisti te lo dirò.Ma non sarà piacevole!"
"Sono pronto a qualunque realtà, perché qui nell'Italia del 2008 vedo solo disastri e foschi presagi...e allora mi consolo perché il futuro sarà senz'altro migliore!"
"Macchè, lascia perdere era meglio che non mi incontravi, ti rovinerò la speranza!
C'è ancora Lui.Ha 100 anni, governa tutto da una camera iperbarica per non invecchiare."
"Scusami mi appoggio...mi sento poco bene..."
"Ora è Imperatore dell'Italia Padana e del Regno del Sud.Si è autoeletto nel 2015, il parlamento è stato smantellato con una riforma di un tale ALf...ALfani mi pare, una specie di mortimer, la Rai non c'è più...c'è un'unica televisione.Trasmette tutto il giorno il Grande Fratello, l'Isola dei Disperati, La Talpa cecata...e poi continuamente i comunicati farneticanti dell'Imperatore Silvio"
"Ma tu scherzi!"
"No...è la verità!"
"Ma poi la crisi finanziaria, l'avrà risolta!"
"Si, ora ha comprato tutto, banche, finanziarie, è tutto suo.Ha creato una società che ha tutto.Ha tutte le squadre di calcio, il campionato lo decide prima di cominciare a secondo dell'audience.
Ah dimenticavo la scuola. è meglio che non te lo dico"
"Perché, cos'altro c'è?"
"Adesso si chiama Campus, è a numero chiuso, è costa 500 milioni di euro all'anno!"
"Basta vattene...non voglio sapere altro.Mi hai rovinato il futuro"
"Voi italiani siete stati...che accidenti c'entro io! Goditi il tuo presente, lo rimpiangerai presto!"

N.B.: Emergenza Congo

Per chi volesse sapere di più ed eventualmente fare una donazione online per la drammatica situazione del Congo, può farlo tramite il sito di Medici Senza Frontiere.
Questa la terribile testimonianza:
Da giorni stiamo aumentando i nostri sforzi per soccorrere la popolazione congolese intrappolata tra le varie linee del fronte e questo è possibile grazie al fatto che le varie parti in conflitto riconoscono il nostro ruolo di organizzazione neutrale e indipendente. Purtroppo non possiamo non esprimere la nostra preoccupazione per la riduzione della presenza di organizzazioni umanitarie anche a Goma, dove sta convergendo un sempre maggior numero di sfollati in fuga dagli scontri”, dichiara Kostas Moschochoritis, Direttore generale di Medici Senza Frontiere Italia. (foto corriere.it)
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