dinuovogiorno

“Si può ingannare qualcuno per molto tempo oppure molti per poco tempo ma non si possono ingannare molti per molto tempo”. Abraham Lincoln. Dopo lo squallore della politica nostrana (mediatico e non) e le stridenti contraddizioni di quella americana, dopo la notte il giorno verrà di nuovo...finalmente! Questo blog per la frequenza degli aggiornamenti non costituisce una testata giornalistica.Non può considerarsi assoggetabile alle norme per quest'ultime previste.

giovedì 30 ottobre 2008

Evviva l'ignoranza!

Si parla tanto di insegnamento, moduli, tempo pieno, maestro unico (anzi no, prevalente; si erano confusi!). Ma non è tanto questo...ad indignarmi è il fatto che chi ne parla conosce solo la cultura del denaro, del potere, del prestigio, della popolarità (che oggi si conquistano anche i cretini, basta così poco), della frase ad effetto, dello slogan banale.
Basta un'idea anche non tanto originale, non si butta via niente, il paradigma è Ri-Ci-CLA-RE le idee; i tornelli per tumulare nei loro uffici i "pigri e improduttivi" impiegati pubblici (ma non ci sono già? si, si, ma noi diciamo che ce li siamo inventati!) il maestro unico, il grembiulino globalizzato (unico per tutti...o prevalente) lindo e pinto con tanto di fascia tricolore magari, la sicurezza, gli extracomunitari sporchi e cattivi (dimenticando che il secolo scorso quegli extracomunitari eravamo noi, diretti verso l'America , analfabeti e senza un soldo in tasca).
Facciamo così, grande concorso: vince il politico che la spara più grossa.Come premio alla fedeltà dimostrata al leader, un viaggio in Mar Rosso con signora al seguito o un Rolex cafone (se piacciono gli orologi esagerati...) a scelta....
Bene la politica da supermarket è servita, e non è vero che non ce la meritiamo!

Giorgio Gaber da "Io non mi sento italiano"


Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.
Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.
Giro giro tondo cambia il mondo.
Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.
Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro
alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un'antica speranza.
Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.
Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

foto: internet

martedì 28 ottobre 2008

Neri...per caso, autoritari per vocazione





















Non sono un'entusiasta del partito Democratico così com'è. 'E un partito ancora sulla carta ed è diviso tra la volontà di dialogo con questo Governo (impossibile a praticarsi...ma ci voleva così tanto per capirlo?) e le idee moderate (fin troppo) che dovrebbero collocarlo nella scia dei grandi partiti democratici americani (di cui ad oggi è una versione piuttosto sfocata).

Va bene...poi? Il resto lo sappiamo, perché per dirla con Veltroni "noi siamo quelli del dialogo, noi siamo quelli che non strappano i programmi elettorali.. e bla, bla, bla...".
Ma il dialogo si può costruire tra soggetti che hanno vocazione democratica appunto, tra coloro che mettono in cima ai loro intenti gli interessi del paese (e non di questo o quel gruppo di interesse, sia esso il sistema bancario oppure quello industriale dei "colleghi" imprenditori del premier Mercegaglia e Company.. ).
Chi non riconosce l'avversario, chi banalizza una manifestazione di piazza o il movimento studentesco (diffusosi a macchia d'olio grazie anche al tam-tam dei circuiti d'informazioni ancora liberi, la rete per tutti) non è vocato al dialogo, ma alla sentenza definitiva (senza possibile appello).
I movimenti di queste settimane non sono, come invece continuano ad affermare i fedelissimi del Pdl (alcuni esponenti hanno però già cominciano a dissocciarsi ), strumentali agli interessi politici di una parte, o frutto di "indottrinamento" (come se la dottrina fosse qualcosa da considerare pericoloso a prescindere...).
Con questi soggetti politici, che ricorrono allo strumento del decreto legge e alla fiducia per approvare (senza alcuna discussione politica) provvedimenti che hanno conseguenze profonde sulla vita dei cittadini, il dialogo non è possibile e di ciò va preso atto una volta per tutte, senza ripensamenti.
Detto questo, dobbiamo partire da questa situazione tutt'altro che definita e cercare di non lasciare che facciano a pezzi il nostro stato sociale, la nostra scuola ecc...
Oggi siamo non solo quel paese fermo che è consegnato all'immobilità, descritto nell'acuto editoriale di Ernesto Galli della Loggia, come fino a qualche tempo fa in molti pensavamo ("Non si butta via mai niente. Ogni cosa è potenzialmente per sempre: ogni ruolo, ogni carica è a vita, e pure se siamo reduci da qualcosa lo siamo comunque in servizio permanente effettivo").
Stiamo andando oltre, fino al punto di riproporre l'improponibile; è di questi giorni la notizia che un personaggio come il giudice Carnevale che ormai vista l'età e le vicende giudiziarie dovrebbe passare la giornata in riva a un placido lago a pescare, è stato a colpi di legge reso ricandidabile per la Presidenza della Cassazione!
Assistiamo giorno dopo giorno ad una deriva populistica e autoritaria, che con una mano toglie servizi e soldi alle famiglie con l'altra ha il coraggio trionfante di liberare risorse per la Cai e per le banche (secondo il motto forte con i deboli debole con i forti!).
E in tutto questo si delegittima il ruolo dell'altro, infischiandosene delle sacrosante proteste sulla scuola, bollandole come strumentali ad una parte politica, e ignorando le centinaia di migliaia di manifestanti della manifestazione di sabato.
Siamo arrivati al punto di rivedere il diritto democratico allo sciopero. Il dissenso, che è frutto di una politica dissennata, si tenta di soffocarlo andando a modificare le regole democratiche (a partire da quelle sancite dalla costituzione) o minacciando provvedimenti nei confronti degli studenti!
Evidentemente non è un caso che in questi giorni un ex-presidente della Repubblica (il senatore a vita Cossiga) abbia detto degli studenti che manifestano "picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano“, come dichiarato in un'intervista al Giorno.

Se a qualcuno ancora non basta, si metta tranquillo, il peggio deve arrivare.

vignetta corriere.it

sabato 25 ottobre 2008

PD: il risveglio dal coma

Il popolo democratico contro il pensiero unico


Oggi è un giorno importante, il paese ha dimostrato di esserci e a discapito del continuo ricorso a sondaggi che accrediterebbero l'azione del premier (ma chi ci crede più?) ha risposto in maniera importante (a prescinedere dal solito balletto mediatico sul numero dei partecipanti).
Il premier in questo ha dato una grande mano. Con l'ultima dichiarazione autoritaristica (puntualmente smentita), e i contestatissimi tagli mortali a scuola e università, ha certamente spinto gli indecisi a non esserlo più.
Anche Giove Pluvio ci ha regalato una bella giornata, è iniziato a piovere qualche momento dopo la chiusura del discorso di Veltroni.
Il giorno ci sarà di nuovo, e il paese che vorrebbero al tracollo nei prossimi mesi non segnerà solo giornate nere (come invece oggi è certamente stato per Silvio che dichiara sempre di non preoccuparsi, ma il suo viso così teso tradisce un profondo nervosismo).

Ecco qualche passaggio del discorso di Veltroni.

«L'Italia, signor presidente del Consiglio, è un paese antifascista». «A chi le chiedeva se fosse antifascista, lei ha risposto con fastidio, dicendo che non ha tempo da perdere, che ha cose più importanti di cui occuparsi della Resistenza e dell'antifascismo». Sarkozy, ha aggiunto il leader del Pd, « non avrebbe detto questo della Resistenza guidata dal generale De Gaulle, ogni francese è figlio orgoglioso della Parigi liberata dai fascisti».
Secondo Veltroni «né McCain né Obama avrebbero risposto con un'alzata di spalle a una domanda sulla decisione del presidente Roosevelt di mandare a combattere e a morire migliaia di ragazzi americani: sono morti per noi, per la libertà e la democrazia».

La democrazia «non é un consiglio d'amministrazione. La minaccia irresponsabile e pericolosa di intervenire attraverso le forze dell'ordine dentro quei templi del sapere, della conoscenza e del dialogo che sono le università, é stata qualcosa di abnorme e di mai visto prima». Puntuale, prosegue Veltroni «ancora una volta, é poi arrivata la smentita del Presidente del Consiglio»

Il Governo Berlusconi È totalmente inadeguato a fronteggiare la gravissima crisi che stiamo vivendo. E lo é per una ragione semplice: perché non ha nel cuore l'Italia che produce e che lavora, l'Italia che soffre». «È un governo - dice il segretario Pd - che si occupa di rassicurare i potenti di questo paese, piuttosto che di combattere la drammatica situazione di imprese e lavoratori. L'Italia può essere altro. L'Italia è altro».


Nonostante gli errori strategici, le attese eccessive, le sviste politiche, debbo dare atto che Veltroni ha fatto un discorso credibile, onesto e del tutto condivisibile.

'E ora di fare sul serio, il paese non può più aspettare, gli Italiani sono stufi di essere amministrati come un'azienda.

venerdì 24 ottobre 2008

Avviso ai Naviganti: pericolo di iceberg

Italia del Signor B: the Game is Over


Povera Patria (di Franco Battiato)


Povera patria
! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.

Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?

Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.

Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.

Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.

Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.

giovedì 23 ottobre 2008

Cervelli in fuga

Si, si...va bene, la nostra scuola non è proprio il massimo. Si anche l'università non è che funzioni in maniera impeccabile. D'accordo vanno cambiate alcune cose, rimodernate altre ecc...cioè va presentata una proposta organica e strutturale, magari investendoci (bene)...
Tuttavia, quello cui stiamo assistendo in questo settimane è un robusto e indiscriminato ricorso a tagli, tali da mettere in discussione l'esistenza stessa dell'istruzione universitaria e della ricerca scientifica.
Le innumerevoli manifestazioni, occupazioni e le lezioni in strada organizzate dal mondo studentesco e universitario, non sono un'operazione strumentale ad una parte politica, ne un'eccesso fomentato dall'allarmismo dei "comunisti cattivi" (che anche se non sono più in parlamento però continuano a dire la loro....ma come si permettono?) ma nascono dal disagio e da un sentimento popolare di accresciuto malcontento.
Alla precarietà crescente del dopo studi, della ricerca di una casa, della difficoltà delle famiglie (sempre più in affanno) di sostenere economicamente gli studi dei propri figli, si aggiunge ora anche la fragilità proprio nel periodo di formazione, che almeno fino ad oggi era bene o male garantito. Si diceva che l'università era un parcheggio, dove si attendeva, e intanto magari si studiava, per entrare nel mondo del lavoro...tra breve più che un parcheggio al massimo l'università offrirà un posto auto scoperto...
Il mio pensiero è che non si tratta affatto di un'esagerazione visto che la prestigiosa rivista Nature se ne occupa (ma possibile che dobbiamo sempre citare fonti scientifiche o straniere per avere una fotografia decente di quello che sta accadendo in casa?) e non va tanto per il sottile, anzi giudica severamente questi provvedimenti.
La mancata stabilizzazione di precari della ricerca, che già hanno tutti i titoli per essere assorbiti in maniera stabile, rappresenta un'inversione di tendenza rispetto al resto del mondo.
Come al solito staremo lì a cercare il nostro paese, magari con l'aiuto di una lente di ingrandimento, sempre più in fondo all'elenco dei paesi che investono fondi nella ricerca scientifica (Secondo l'OCSE l'Italia investe nel "pacchetto conoscenza" il 5,4% del PIL, contro il 7,5% circa di Francia, Germania, Gran Bretagna e Giappone, o addirittura il 10% circa di Stati Uniti, Corea e Svezia).
E' di questi giorni la notizia che il divario tra i ricchi e i meno abbienti si va allargando (secondo l'OCSE dalla metà degli anni ’80 ad oggi la disuguaglianza su redditi da lavoro, risparmi e capitale si è aggravata del 33 per cento), e l'Italia blocca il turn-over per la didattica e per la ricerca.
Qual'è il nesso? solo che si investe una barca di soldi perchè una compagnia aerea, ormai decotta, rimanga italiana mentre si taglia tutto il resto. Certo che il gap tra i ricchi (che vengono sempre più favoriti) e gli altri (poveri ma anche ceti medio-bassi) diventa un abisso sempre più incolmabile!
E il ministro, affonda la prestigiosa rivista, invece di perorare la causa della ricerca (settore peraltro vitale per un'economia matura) che è già in una fase di precoma, rimane affacciata a guardare il volatilizzarsi di fondi che garantirebbero il funzionamento dell'industria della conoscenza.
Per Nature, il governo Berlusconi può anche ritenere che le misure draconiane sul budget siano necessarie, “ma il suo attacco alla ricerca di base in Italia è insensato e non lungimirante. Il governo ha trattato la ricerca come un’altra spesa da tagliare, quando di fatto sarebbe meglio considerarla un investimento nel costruire l’economia della conoscenza del XXI secolo”.
Rimarrà solo Piero Angela (con l'apporto del figlio Alberto) ....sigh!
I cervelli in fuga ormai sono un esercito, e chi è in dubbio se lasciare il paese per un futuro migliore o rimanere qui in attesa di qualcuno che si muova a pietà (elemosinando un posto perché "tiene famiglia"), a questo punto non lo sarà più. Ma il mio dubbio è : che i cervelli in fuga siano quelli dei nostri politici? Loro ci sono, anche troppo direi, presenzialisti di lungo corso in ogni trasmissione e talk show come fossero dei divi. Fanno pesca a strascico, si recano ovunque senza guardare troppo per il sottile, RAi o mediaset o la7, tutto buono(tanto per ciò che dicono cambia poco).
Loro ci sono, sono lì a sputacchiare sentenze, a spiegare (qualcuno pacatamente altri meno) il perché di certi provvedimenti che non hanno un perché, a spargere odio contro gli avversari, a dispensare i loro sorrisini (di quelli che ce l'hanno fatta, loro si che sono stati furbi!) mentre parlano di tagli (già decisi dal loro capo). Loro sono lì, questo è certo, ma i loro cervelli li hanno abbandonati, hanno scelto altri lidi ormai da un pezzo, ma non glielo dite....potrebbero anche avere qualche "pensiero".

P.s.
Aggiungo una bellissima frase di Don Milani, a ulteriore commento della proposta leghista di classi per stranieri:
' Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati
e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri'. (Don Lorenzo Milani, 'Lettera ai cappellani militari', in L'obbedienza non è più una virtù, L.E.F., Firenze, 1965,p.12)


Per un commento sulla scuola, consiglio come al solito il blog di Travaglio

mercoledì 22 ottobre 2008

Classi per stranieri

Lunedì, girando per i canali del desolante palinsesto televisivo nostrano, mi sono imbattuto nella trasmissione l'Infedele del bravo Gad Lerner sull'emendamento che prevede la formazione di classi (ponte??) separate per studenti stranieri.
Dei brividi mi hanno percorso...
Si perché il processo di separazione, odioso peraltro, inizia sempre con provvedimenti che sembrano banali, e addirittura appaiono voler favorire i destinatari.
Ricordiamo che gli ebrei deportati durante la seconda guerra mondiale erano certi di recarsi nei campi di lavoro e l'inganno si perpetrava fino alla fine quando attraversando quei cancelli per la prima ( e ultima) volta potevano leggere il crudele messaggio "Il lavoro rende liberi"(Arbeit macht frei).
Sono senz'altro convinto che questo emendamento (della Lega) sia il più insidioso e il più ipocrita di tutte le proposte fatte finora.
Ma dove sta l'ipocrisia, chiederà qualcuno.
Gli immigrati oggi sono molto importanti per la nostra economia e per la nostra società, svolgono dei lavori socialmente rilevanti come l'assistenza ad anziani e disabili, e rappresentano una buona percentuale di manodopera nei cantieri e nelle industrie italiane. Chi non conosce almeno una badante straniera, o una babysitter, oppure un operaio ? (a volte più disponibili dei nostrani).Non potrei davvero immaginare un'Italia che possa andare avanti senza il fondamentale apporto degli extracomunitari.
E questo lo sanno bene soprattuto gli industriali del nord! Ed è questa l'ipocrisia!
L'integrazione passa invece attraverso il rispetto della legalità, attraverso la certezza della pena, attraverso un meccanismo di espulsione veloce ed efficace dei cittadini che si dovessero macchiare di reati gravi.
Poiché non si riesce a mantenere il rigore (vedi condoni e sanatorie) efficienza (visto lo stato in cui versa la nostra Giustizia) allora si vuole demagogicamente e furbescamente risolvere il problema con la politica dell'annuncio.
Non si possono che chiamare le cose con il loro nome, si tratta di un provvedimento che non fa altro che ghettizzare creando delle divisioni che possono diventare anche fisiche (aree territoriali non affatto integrate) che prima o poi potrebbero esplodere nella violenza (l'esperienza delle rivolte delle banlieuses Parigi non ha insegnato proprio niente?). La pericolosità di questo provvedimento l'ha come al solito colta il settimanale dei paolini Famiglia Cristiana, e la descrive come la prima "mozione razziale" approvata dal Parlamento italiano. A leggerla fino in fondo poi troviamo altri interessanti elementi :
La mozione prevede che i bambini immigrati, oltre alla lingua italiana, debbano apprendere il «rispetto di tradizioni territoriali e regionali», della «diversità morale e della cultura religiosa del Paese accogliente», il «sostegno alla vita democratica» e la «comprensione dei diritti e dei doveri»....ma cosa vogliamo spogliarli totalmente delle loro radici?
Le separazioni non sono accettabili, vanno sempre nella direzione dell'odio e della vendetta, non a caso l'etimologia della parola diavolo ha le sue radici nel termine "separazione"...sarà una pura coincidenza? Direi proprio di no!

Sul resto della riforma scolastica, universitaria e della ricerca vi rimando ad un blog amico per una lucida analisi della situazione

foto fonte internet

martedì 21 ottobre 2008

Privatizziamo la casta


Dopo l'abominevole articolo di legge che impone la privatizzazione dell'acqua (l'art 23 bis dice testualmente "le concessioni relative al servizio idrico integrato rilasciate con procedure diverse dall’evidenza pubblica cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2010, senza necessità di apposita deliberazione dell’ente affidante" ).Dopo la diabolica cessione, a prezzi di saldi fine stagione, della compagnia di bandiera ad una società, la CAI (il nome, che ricorda un cane bastonato nei fumetti, è già tutto un programma), società non del settore, formata dai soliti noti che ogni tanto rispuntano (Colaninno per tutti) che rappresentano il nostro capitalismo ormai decotto. Hanno rifiutato la proposta di Air France (colosso del settore aereo) per accettare questa. Siamo all'inizio e c'è già lo scoglio di reperire i fondi per ricapitalizzare la compagnia e che con buona probabilità Colaninno e soci rivenderanno a caro prezzo appena potranno (il solito pseudo-capitalismo italiano per capitani raccomandati!).
Dopo i pesanti tagli della scuola e dell'università ( per quest'ultima sono stati deliberati dei tagli talmente pesanti che per poter sopravvivere sarà necessario l'apporto di capitali privati (un po' come avviene per alcune Libere Università) e la trasformazione in fondazioni per esempio.
E poi l'altra grandiosa idea di privatizzare alcuni ospedali...Insomma, siamo in un periodo economico di piena recessione, con la produzione industriale praticamente ferma ( se ne sono accorti persino gli industriali che chiedono sempre il taglio dei salari, peccato che gli impiegati-salariati sono anche i clienti delle industrie!) con un livello di disoccupazione che ha invertito le ultime tendenze e sta di nuovo aumentando, mentre a dispetto di tutti i buoni propositi(ma!), la spesa pubblica e la pressione fiscale non accennano a diminuire, anzi..
In periodi di recessione come questo, segnato da uno tsunami finanziario, il più grande economista del secolo scorso, Keynes, ha teorizzato che l'unica via d'uscita è la spesa pubblica. Cioè solo lo Stato può aiutare ad uscire dall' impantamento in cui ci troviamo.E invece questo Governo che fa? Taglia a colpi d'accetta l'occupazione nella scuola, nell'università, nella ricerca, privatizza servizi pubblici, la sanità, insomma l'esatto contrario di quello che sarebbe necessario e ragionevole fare!
A questo punto, per dare seguito alle privatizzazioni che questo Governo vorrebbe introdurre, una proposta ce l'ho anche io. Visto che tanto sono generi superflui, perché non privatizziamo anche i politici, ognuno avrà uno sponsor che lo finanzia. Diventerà obbligatorio indossare una maglia con il nome dello sponsor, industriale o bancario, salumificio, mortadelleria, fabbrica di armi, produttori di plutonio ecc... almeno avremo tolto al cittadino una spesa inutile e sapremo esattamente chi sostiene il nostro candidato.

venerdì 17 ottobre 2008

Maestro Unico o Unico maestro


Quello che sinceramente mi preoccupa non è il grembiulino, o il voto numerico o questo e quel provvedimento...Il problema è molto più profondo, è l' abisso culturale e democratico di questa compagine governativa, venuta su grazie al controllo delle televisioni (oltre che di grandi aziende italiane) e che tramite il loro controllo tenta sempre più palesemente di mantenere "i ranghi" tra il popolo. Che però qualcosa deve aver fiutato visto che hanno sfilato in centinaia di migliaia solo a Roma (come al solito le cifre non concordano) , e poi in altre città come Milano. La partita che si sta giocando è importante per quello che rappresenta, ed è ancora più vitale dei pur importantissi destini di tanti precari. Si stanno decidendo le sorti della scuola a colpi di decreto, senza discussione in aula, solo per tagliare risorse, come fossimo in una gerarchia militare, gli ordini calano dall'alto e ci si meraviglia perché non si accettano volentieri (quasi fossimo delle cavie che dopo essere state bistrattate dobbono anche ringraziare i nostri aguzzini...). La preoccupazione non è il maestro unico ma chi vuol essere l'unico maestro e imporre il proprio ottuso e becero mondo mediatico, fatto di veline, reality, balletti e bagaglini.
Credo che sulla questione della scuola qualche castello costruito per aria cascherà...o almeno lo spero!
Riporto un estratto di un articolo dell'Unità (scusandomi in anticipo con l'autore per averlo dovuto abbreviare) che trovo molto interessante sull'argomento:

L'istruzione malata
di Benedetto Vertecchi

(...)
Ma quelle alle quali stiamo assistendo non sono espressioni di malessere che si manifestano a livelli determinati del sistema d’istruzione o che investono strati determinati del personale. Si sta precisando una risposta d'insieme che coinvolge in un rifiuto complessivo l’intera politica governativa per la scuola e per l’università. Si direbbe che giorno dopo giorno cresca la consapevolezza della necessità di considerare il sistema d’istruzione nella sua interezza. Non ci sono interventi che investano un livello di tale sistema senza che si producano ripercussioni sugli altri. L’interpretazione del ruolo che si riconosce all’educazione nella società non può che prendere in considerazione ciò che avviene nelle scuole per l’infanzia come in quelle primarie e secondarie e nelle università. Il fatto nuovo è che va diffondendosi proprio questa consapevolezza. Nelle proteste che vanno montando non prevale più la preoccupazione riferibile a questo o a quel provvedimento, ma quella che investe le linee dell’evoluzione (ma sarebbe più esatto dire involuzione) del sistema d’istruzione. Nessuno afferma che nelle scuole e nelle università tutto proceda nel migliore dei modi. Sarebbe irragionevole affermarlo, se non altro perché l’educazione si modifica con continuità in relazioni alle trasformazioni del contesto in cui opera. Ma un conto è introdurre nel sistema d’istruzione le modifiche che ad una riflessione consapevole, che non può non investire l’insieme del Paese, appaiano opportune, un conto ben diverso è esplorare le soffitte del sistema per trarre dalla polvere soluzioni che rispondono all'unico intento di diminuire l’impegno dello Stato nel settore. Stiamo constatando che la svolta nell’interpretazione del ruolo del sistema d’istruzione avviata con la riforma della Scuola Media del 1962 è stata profondamente interiorizzata negli atteggiamenti collettivi: quella che a gran voce si richiede, dalle scuole dell’infanzia alle università, è la realizzazione del principio dell’uguaglianza delle opportunità educative. Di fronte allo stillicidio di provvedimenti che già negli anni della gestione Moratti aveva diminuito il ruolo della scuola, agitando i simulacri di un’utilità povera di elementi identitari, si sta riaffermando la funzione democratica insostituibile del sistema d’istruzione. Lo Stato è responsabile del funzionamento e della crescita ulteriore del sistema d’istruzione, un bene collettivo che non può essere sacrificato ad altri interessi, politici o economici che siano. Ma per procedere in questa direzione occorre capacità di analisi e di progetto: siamo in entrambi i casi di fronte ad un vuoto sconfortante.

foto corriere.it

Bad Company ovvero l'Alitalia e la cattiva "compagnia"


Mi ha molto divertito il blog di Grillo di ieri.
L'idea, prendendo ispirazione dall'"affare" Alitalia, che la compagnia aerea sia "Un esempio per ogni italiano. Si impacchettano le rate del mutuo, i debiti con i fornitori, le perdite in Borsa e la suocera in una bad company e la si passa allo Stato. Casa, crediti, stipendio, interessi si conferiscono invece a una good company e si riparte come nuovi".
Pensandoci mi sono detto: è vero, anche io ho un sacco di paccottiglia da dare via e qualcosa di buono da tenere...magari chiedo una consulenza a Colaninno e mi faccio spiegare come si fa. Poi ci ho riflettuto un attimo....e il mio viso si è fatto più pensieroso, perchè questa vicenda non si è affatto conclusa (a differenza di quello che tutta l'informazione compatta va sbandierando da giorni!)
Non si sa quale sarà il partner straniero (ce ne sarà uno?), e dove troveranno i soldi per investire (a proposito secondo Grillo la banca che doveva finanziare l'operazione era nientemeno la Lehman Brothers, che sceglieva talmente bene i propri affari da essere colata a picco!).
non c'è che dire! Non c'è da meravigliarsi che la crisi in atto non sia solo di natura finanziaria, ma sia una crisi di natura reale, con il livello di imprenditori che abbiamo in Italia è una conseguenza naturale.
A proposito, non c'è da stupirsi che tra poco nelle nostre banche si parlerà in Arabo, il pericolo di scalate da parte di quei paesi è molto concreto. Le nostra economia è a prezzi di realizzo, e conviene a molti approfittarne.'E il caso dell'Unicredit (banca che più pesantemente di altre è impantanata nella crisi finanziaria) che ha destato il concreto interesse della Libia : "La Lybian foreign bank e la Lybian investment authority hanno acquisito il 4,23% del capitale di Unicredit e sosterranno anche l'aumento di capitale programmato dalla banca attraverso la sottoscrizione del bond convertibile fino a 500 milioni di euro." (fonte repubblica.it)

Insomma, se non fosse abbastanza chiaro, ci stanno comprando per un pezzo di pane!

(vignetta dell'espresso)

giovedì 16 ottobre 2008

"Brutta aria" che tira...

I grandi consulenti di comunicazione del Pd hanno inaugurato ieri la prima Tv del Partito Democratico di Veltroni "il buono", youdem Tv (ma che razza di nome è?) . La vedranno i clienti di SKY. Non mi sembra molto azzeccata come strategia, ma quest'opposizione c'è e questa ci teniamo!

Intanto Silvio si fa delle sonore risate perché i sondaggi, nonostante il cataclisma finanziario e 15 milioni di poveri (senza contare quelli che in borsa c'hanno lasciato le penne ma ancora non se ne rendono conto), non fanno che mostrare consensi accresciuti per lui.
Scusate ma una domanda me la sono fatta, e guardandomi intorno ancora non trovo la risposta: Ma che abbiamo in testa noi italiani, il cervello di Omer Simpson? Certo 8 edizioni del grande fratello qualche strascico l'hanno lasciato!

Cambiando decisamente argomento, sono rimasto davvero sorpreso che il nostro aitante premier si sia schierato a fianco della Polonia (in un inedito asse Italia-Polonia) per protestare contro i tagli sull'emissione di anidride carbonica e contro (avete capito bene, contro) le energie rinnovabili.
Chiaramente la decisione va a favore delle industrie che continueranno ad avvelenare l'aria e le acque, a favore dello Stato che potrà destinare i soldi del proprio dissestato bilancio per costruire ponti sullo stretto (inutili e costosi) e per cominciare a costruire centrali nucleari (pericolose e costose e di lenta costruzione).
Un esempio lampante della politica contro l'ambiente è la centrale di Civitavecchia. Inaugurata quest'estate, segna un pericoloso passo indietro energetico, con il ritorno al Carbone.
Insomma il protocollo di Kyoto ci chiede di ridurre le emissioni di C02 di 100 milioni di tonnellate, e la centrale di Civitavecchia a regime ne emetterà 10 milioni!!! (fonte Greepeace)

Non c'è che dire, invece di delocalizzare la produzione di energia (per esempio con il fotovoltaico o cercando di incentivare la produzione di energia solare) l'Italia continua a favorire l'interesse dei soliti noti. Quello che vedo all'orizzonte mi porta a suggerire un nuovo nome per il prossimo ministro dell'ambiente, lo chiamerei ministro dell'inquinamento e dello sfruttamento dell'ambiente!

mercoledì 15 ottobre 2008

Giù le mani dall'acqua!


Mi è giunta da un'amico una segnalazione su un provvedimento di questo Governo. La notizia è di quest'estate, ed è probabile che sia passata in sordina. Dato che mi sembra molto importante la ripropongo qui, sperando che la notizia si diffonda prima che sia troppo tardi....
Segnalo che è sorto il forum Italiano del movimenti per l'acqua con lo scopo di difendere questo fondamentale bene della collettività dalle lunghe e insidiose mani delle multinazionali. Diffondiamolo


L'acqua non è una merce

Lettera di Padre Alex Zanotelli



Nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell’Arca di Noè (Cosenza), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on.Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!).
Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.
Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici,con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’ acqua ……queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male. Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti! Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici R.Lembo e R. Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali.“ Ci stiamo facendo a pezzi anche la nostra Costituzione!
Concretamente cosa significa tutto questo? Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati. Acqualatina, (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5 % di azioni) che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%! Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina! Ora, nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina! L’obiettivo? Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare. E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli!
L’ estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania. L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo, lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’ Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili.Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli). Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi ) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M.Florio dell’Università degli studi di Milano.
Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica, l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari.
A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un comune di centomila abitanti della provincia di Napoli ), 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori, (una SPA di cui il 46% delle azioni è di proprietà dell’Acea di Roma).Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento).
“Non pagate le bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto.Mi chiedo amareggiato:” Ma dov’è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua?
Ma cosa succede in questo nostro paese? Perchè siamo così immobili? Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori? Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua?
Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente,senza essere SPA. “L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito”profitto- ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra. Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.”
Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli, ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!).
E’ quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI:” Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana. Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.” Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua? L’acqua è vita. “L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore- ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro – ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita.”
Sull’acqua ci giochiamo tutto!
Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti. Diamoci da fare perché vinca la vita!"

padre Alex Zanotelli

lunedì 13 ottobre 2008

Italietta: Un popolo a metà...

Vediamo che succede nell' "Italietta" di Berlusconi:

Mentre il ministro Brunetta inaugura i tornelli antifannullone alla Presidenza del Consiglio, (qualche ironico vignettista mette in risalto che comunque lui ci passerà sotto) il Consiglio dei Ministri vara le misure anticrisi per le banche.
Il partito delle libertà, ex polo delle libertà, che non ha mai fatto mistero della sua vocazione per un'economia liberale (con meno Stato e più mercato), annuncia la possibile nazionalizzazione delle banche. Altro che liberismo!
Il sistema capitalistico e il progressivo arretramento dello Stato sociale, che questo Governo propone ad ogni occasione, valgono solo per i cittadini. I cittadini, ormai ex ceto medio,troveranno infatti meno servizi (pensiamo solo ai tagli ai bilanci che tutti gli enti enti locali sono costretti a fare), meno pensioni future e liquidazioni - tfr (con il progetto sempre più concreto di regalarli alle società di gestione tramite i Fondi pensione), meno assistenza, e pesanti contrazioni dei consumi a partire da ora e per il prossimo futuro (dalle impietose previsioni della confindustria) . Però quando si tratta di banca, allora no, il Governo transformer diventa statalista, fino a prevedere l'entrata dello Stato nel capitale delle banche!
I Governi invece di rassicurare i cittadini augurandosi che le "cose economiche" ricomincino come prima, dovrebbero fare una riflessione più profonda.
L'America sta pagando il prezzo di consumi che il mondo non è più in grado di sostenere( e i loro governi non riescono più a garantire), il prezzo del petrolio in crescita continua sta da tempo seminando crisi economica. Per finanziare la progressiva e inarrestabile crescita dei consumi, questi divoratori di risorse hanno inventato la finanza creativa e i prodotti derivati, oltre ad aver brevettato la "guerra preventiva" che altro non è che l'occupazione di paesi ricchi di risorse energetiche- come l'Iraq - dietro il paravento dell'esportazione della democrazia.
La loro politica conservatrice e la difesa delle lobby di potere è fallita, in seguito alla crisi di un sistema ipertrofico molti cittadini hanno perso i loro risparmi , il valore delle loro case si è ridotto anche del 30%.

In questo contesto il leader democratico Obama è dato per vincente su molti sondaggi.
La nostra rinascita come paese, che sta facendo ora tutte le scelte che in America si sono dimostrate fallimentari (nucleare,arretramento dello Stato sociale, spese militari..) dovrà partire da lì...e si diffonderà a cascata in tutti i paesi democratici...

Eugenio Benettazzo spiega molto bene quello che ho sintetizzato qui, se avete tempo non ve lo perdete...

Il mio sogno è ritornare ad un' economia più semplice, che abbia delle regole chiare e che metta al centro del proprio sistema di valori l'uomo... che è stanco di essere messo da parte!


Quando ho visto le foto della manifestazione di p.za Navona di sabato 11 ottobre, durante la quale si raccoglievano le firme contro il Lodo Alfano (che per puntualizzare non è un Lodo che per definizione presuppone una ampia condivisione politica e un largo consenso), ho tirato un sospiro di sollievo...già, perché non potevo credere che non ci sarebbe stato un moto di protesta.
Tanto per cominciare questa legge non ha eguali in Europa, il che non è trascurabile visto che facciamo parte di una Comunità più ampia del nostro paese, e dovremmo condividerne gli orientamenti.
Per fortuna la nostra magistratura dimostra ancora di garantire il rispetto della Costituzione, e i magistrati del processo Mills (in cui è imputato il premier ) l'hanno impugnata davanti alla Corte Costituzionale sotto molteplici aspetti, in primis perchè violerebbe il principio di uguaglianza dei cittadini garantito dall'art.3 Cost.
Intanto Silvio, tra una discoteca e l'altra, dispensa consigli per gli acquisti sul mercato borsistico (che gli riescono naturali...) , in particolare il premier suggerisce di acquistare azioni Eni ed Enel e di mantenere i titoli in portafoglio (anche delle sue società naturalmente) per non far crollare il mercato.
Naturalmente gli Italiani non si fidano delle Banche e di chi le governa ( e fanno bene), soprattuto se fortemente collusi con il potere politico. Prova ne è il vergognoso tentativo di far passare un emendamento che metterebbe al riparo Geronzi (attualmente ai vertici Mediobanca, ex patron di Capitalia), Tanzi e Cragnotti, da qualsiasi conseguenza penale (per Geronzi vedi anche il blog di oggi di Beppe Grillo).
L'articolo 7 bis è ben nascosto nelle pieghe nel decreto Alitalia, ed è un clamoroso colpo di spugna (e un calcio nel sedere agli Italiani onesti...) per altri scandalosi fallimenti come quelli di Giacomelli, Eldo, Postalmarket...
Naturalmente nessuno se n'è accorto (e che ne è del sonnecchioso Governo ombra di Veltroni? neanche l'ombra!), la cosa viene fuori per caso durante alcune interviste dell'ottimo programma della Rai, Report (una delle rarissime trasmissioni guardabili) della brava giornalista Gabanelli.
Il decreto è talmente sfacciato che Tremonti, uno dei firmatari, ha minacciato di dimettersi se dovesse essere convertito in legge...ed è tutto dire!
Insomma per dirla con il Marchese del Grillo, con un'attualità disarmante, in tanti ma veramenti tanti possono dire con un sorriso a due arcate :
Io sò io...e voi non siete un cazz...





Per un'analisi acuta e onesta, consiglio l'intervento di Marco Travaglio dell'11 ottobre 2008, dal titolo Retromarcia su Roma

giovedì 9 ottobre 2008

Silvio III...e la sfortuna


Alzi la mano chi per un momento non ha pensato che quest'uomo sia tormentato dalla sfortuna (politica naturalmente). Nel 2001 le Torri gemelle; probabilmente il più distruttivo attacco terroristico di ogni tempo, che cambia gli assetti e gli equilibri del mondo economico e finanziario. La crisi è di portata mondiale e si abbatte anche sull'Italia, sulla borsa in primo luogo ma anche sull'economia reale.
Per l'inossidabile homo economicus Tremonti, questa crisi sarà anche una solida giustificazione da mettere davanti alle mediocri prestazioni italiane e all'impossibilità di abbassare le tasse (come invece promesso in campagna elettorale).
Siamo ai giorni nostri, l'Italia per la prima volta da anni si trova in una delicata fase di stagnazione economica (crescita 0) ad un passo dalla recessione, la produzione industriale non fa che diminuire, la spesa pubblica aumenta (per essere più precisi aumenta il fabbisogno del settore statale).
In questo contesto Silvio III, deve affrontare la vicenda Alitalia dopo aver affossato una trattativa con l'Air France in dirittura d'arrivo ed economicamente vantaggiosa per il paese.
Conclusa, in maniera non indolore, la vicenda Alitalia, ecco che si abbatte addosso all'uomo dai mille volti e dai mille ruoli la crisi internazionale. Una crisi peggiore di quella del '29 e Silvio III deve di nuovo rassicurare risparmiatori, banche..eccetera, e costituire in tutta fretta un maxi fondo di 20 Miliardi di euro (si avete letto bene la cifra, i soldi ci sono quando si deve difendere il capitalismo).
E fin qui abbiamo parlato di ciò che è accaduto non per una sua volontà.
Ciò significa che non stiamo parlando delle "perle" che in campo economico, sociale, culturale, legislativo ecc.. stanno seminando i suoi uomini. Una per tutti La riforma scolastica. La ministra Gelmini con la riforma presentata con decreto e approvata con il ricorso alla fiducia (ma il Parlamento che ci sta a fare?) ha messo d'accordo tutte le sigle sindacali, compatte verso lo sciopero generale.
A questo punto mi sorge spontanea una domanda: cos'altro potrà succedere?
Non lo sappiamo naturalmente e non vogliamo fare le cassandre. Però sappiamo che Silvio I-II e III ci ha abituato alle sorprese e sappiamo che è un uomo molto attivo. Ha infatti dichiarato di poter dormire per tre ore, e per altre tre ore fare l'amore; il problema è quello che combina nelle ore che gli rimangono...meno male che con l'inverno si accorciano le giornate!

P.S.:
Se volete leggere qualcosa di serio vi invio questo articolo molto interessante dal titolo Il ventennio di Berlusconi

mercoledì 8 ottobre 2008

Anche i ricchi piangono


Vediamo di fare un po di chiarezza e di capire la cifra della crisi finanziaria in atto.
Il mondo dell'informazione finanziaria oggi pullula di menti illuminate che dispensano le loro pillole di saggezza sui modi per sfuggire alla crisi; sono gli stessi esperti che fino a qualche settimana fa consigliavano di investire in prodotti derivati e obbligazioni ad alto rischio.
La pesante crisi che si sta abbattendo sui mercati di tutto il mondo, prevista da tempo da diversi analisti "indipendenti", non ha molto in comune con il crack del '29. Allora fallirono moltissime piccole banche in America, e con esse finirono a picco i risparmi di tanti.
Oggi le banche si sono accorpate in gruppi medio-grandi che nella totalità dei casi agiscono in un contesto internazionale (sempre più globalizzate tessono rapporti anche con le piazze asiatiche) e in sinergia tra di loro. Nel frattempo il portafoglio di prodotti offerti al risparmiatore, ma anche alle aziende nelle forme di prestiti, si è particolarmente raffinato (si fa per dire) creando prodotti complessi a volte particolarmente rischiosi, altre volte sfacciatamente truffaldini.
Non parliamo di molto tempo fa, Banca 121 offrì alla sua inconsapevole clientela dei mutui celati sotto forma di investimenti (cioè tu pensi di investire i tuoi soldi e ti trovi a sottoscrivere un mutuo).E poi chi non ricorda i Bond Argentini i titoli Parmalat.
Ogni volta pensiamo che cose del genere non succederanno più, e invece l'esasperato liberismo in campo finanziario e la totale assenza di limiti da parte di Consigli di amministrazione di Banche d'Affari e istituti finanziari ripropongono sempre gli stessi scenari. A prendere le decisioni sono spesso dei canuti signori dai modi formali, dentro enormi sale riunioni circondate da pareti-vetrate con una vista che domina le metropoli americane, che impongono le porcherie da propinare al mercato e le nefandezze da compiere. Loro non ne pagheranno le conseguenze, ci vorranno anni per scoprire quello che combinano e loro sono già vecchi.
E naturalmente nessuno controlla, oppure chi controlla è consapevole che tutto il sistema-mercato regge su questi presupposti e gira la testa dall'altra parte.
La lehman Brother ha pagato per tutti, ma la sua spina dorsale non è poi molto diversa da quella di tante banche d'affari o d'investimento che oggi dichiarano di essere solide e in salute.
Fin qui le cattive notizie.
Ora le buone. Abbiamo un'altra occasione per ricominciare, con regole nuove, con maggiore tutela del risparmiatore, con un'etica che deve essere sottostante ad ogni scelta finanziaria.
Si perché in definitiva frodare il consumatore è un comportamento criminale che alla lunga non paga, lo sanno bene i top manager americani che hanno visto le loro liquidazioni milionarie disfarsi nel giro di pochi giorni. E lo sanno bene i conservatori americani che alle prossime elezioni pagheranno lo scotto di avere vistosamente "non sfavorito" anche la lobby delle banche.
Vorrei riportare una frase di un'economista che lotta da anni per una politica economica e sociale e lo fa attraverso dei toni moderati, equilibrati, concreti. Insegna alla Cattolica di Brasilia, si chiama LADISLAU DOWBOR:
(ciò) dimostra che il consumatore è visto dalle imprese come un totale idiota. La campagna (pubblicitaria), nella sua concezione, è estremamente simile alla tragica campagna della Nestlé, che presentava come antiquata la madre che allattava il bambino, in quanto la più bella, la più bianca e la più educata madre moderna dava al bambino il prodotto della Nestlé.... Quando si può trasformare la scala di valori delle persone, allora tutto diviene possibile (Economia da comunicação/ Economia della Comunicazione).

foto:fonte il sole24ore

lunedì 6 ottobre 2008

Non siamo un popolo razzista...sono loro che sono stranieri

Indovina chi viene a cena è un bellissimo film, che parla di pregiudizi razziali. La mia generazione l'ha visto più volte, erano gli anni 80, ogni volta mi sono chiesto se la vicenda che il film racconta fosse capitato a me, come avrei agito. Spinto dall'impeto e dall'entusiasmo tipico dell'adolescenza mi dicevo che se avessi conosciuto una persona di colore l'avrei considerata sempre per quello che è, una persona appunto, non un colore, ne un manifesto, ne un programma preconfezionato.
Credo che non sfugga a nessuno l'inasprirsi del conflitto sociale, che porta qualcuno ad arricchirsi senza misura, a volte solo per diritto di discendenza, per essere nato nella famiglia giusta, di quelle che contano perché socialmente ed economicamente influenti.
Qual'è allora il modo per distogliere l'attenzione da questo divario, che è enorme, è ingiusto e fa gridare e fa piangere, per l'ingiustizia che viene nascosta dietro i paraventi del liberismo, del progresso (che letteralmente significa andare avanti)?
'E semplice: addossare la responsabilità della condizione di povero, di emarginato, di disadattato a qualcuno.Quindi gli extracomunitari sono gli stranieri che rubano, saccheggiano, violentano...Noi italiani no, siamo tutti santi, vuoi mettere...
E allora dato che è colpa loro che stiamo così male, che non abbiamo lavoro, che siamo precari e lavoriamo 14 ore al giorno e alla fine c'è uno che ci infila nella tasca 500 euro e ci dice che siamo fortunati ad avere quel lavoro...meglio di niente.
E allora con chi me la prendo?
Non con la politica, neanche con i datori di lavoro disonesti e criminali che non applicano le leggi, che non rispettano le persone...No, me la prendo con i diversi, con gli stranieri.
E dato che non mi voglio sbagliare me la prendo con chi è visibilmente diverso, con chi ha la pelle nera per esempio, perché è sporco, ruba, spaccia eccetera..
Allora le parole pronunciate il 4 aprile 1968 da Martin Luther king oggi non mi sembrano affatto fuori dal mondo, il suo è un grido che oggi in Italia dovremmo tenere presente per non discriminare tra buoni e cattivi in base al colore della pelle o al passaporto.

Ecco un passaggio chiave del suo discorso:

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.


venerdì 3 ottobre 2008

Attenzione: si prega di non ammalarsi



Finalmente una buona notizia ce l'abbiamo anche noi Italiani, oltre ai tanti telefonini di cui possiamo disporre.
Qualcuno mi leggerà incredulo, eppure è vero, non siamo in coda per una sola cosa... la nostra sanità. Anzi siamo ai primi posti (dopo la Francia) o per lo meno lo siamo stati fino a oggi. Dico lo siamo stati, perchè a leggere le ultime dichiarazioni (purtroppo ultime solo per ora) del prode Silvio, bisogna privatizzare gli ospedali perchè la spesa è ormai insostenibile.

La riporto testualmente dal corriere.it del 26 settembre 2008 perché segna un punto importante:

TODI (Perugia) - Molti ospedali pubblici verrano privatizzati per contenere le spese della sanità. È il progetto illustrato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenuto a un incontro organizzato dai Liberali popolari di Carlo Giovanardi a Todi. «Rispetto al Veneto e alla Lombardia, in Sicilia e in Sardegna le spese sanitarie sono del 40% più alte. La soluzione è il federalismo fiscale e anche la privatizzazione di molti ospedali pubblici», ha affermato il premier che ha inoltre difeso il federalismo sostenendo che «è una riforma in cui la maggioranza conta» e grazie alla quale «si potranno abbassare le imposte».

Bene, abbiamo capito le sue intenzioni.

Guardiamo in America, perché lo sappiamo, è la nostra copia quasi fotostatica fra 15-20 anni (qualcuno ha dubbi?). Se vi fosse sfuggita l'ultima fatica cinematografica di Michael Moore sulla sanità a stelle e strisce, recatevi nel video noleggio di fiducia e procuratevela, vale la pena per capire l'american dream...anzi direi più correttamente l'american cry...perché è proprio un pianto! Per capire il disastro bisogna risalire all'amministrazione Nixon, il suo progetto di smantellare la sanità pubblica, e di trasferire tutto al settore privato, sta facendo ancora oggi i suoi ...morti.
Fatta salva una breve parentesi Clinton di ritorno alla sanità (mentale)...la scelta di cedere tutto in mano alle assicurazioni private è stato il sistema adottato e benedetto da politici e multinazionali (e spesso i primi si sono trovati a capo di quest'ultime...che casualità!) con tanti saluti all'assistenza minima garantita alla quale Ilary Clinton puntava. Il sistema ha prevalso incontrastato anche con le altre amministrazioni (in testa con i Bush padre e figlio).
Voi direte, va bene, ma io americano (uaaatzzz america diceva Alberto Sordi) guadagno, quindi mi pago l'assicurazione che se mi ammalo mi pagherà le cure...giusto no? No, sbagliato perché se siete così fortunati da non rientrare tra le migliaia di casi di esclusione dalla polizza (perché soggetti non assicurabili), gli assicuratori faranno di tutto per non pagarvi quanto dovuto, anche se il vostro caso è lampante e deve essere risarcito, si attaccheranno ad ogni cavillo, e voi molto probabilmente rimarrete fregati, mentre l'impiegato che ha rifilato più rifiuti verrà premiato.
Nel migliore dei casi non vi potrete curare bene...nel peggiore...beh vedete il documentario dell'americano Moore, mi ha quasi fatto gioire di essere in Italia.
Certo se poi il Silvio ci mette le manine...Dovrebbero tenerlo occupato con altre cose...

giovedì 2 ottobre 2008

Finanza Creativa...anzi Cretina


Diciamolo subito, a scanso di equivoci, l'ingordigia e l'avidità umana non hanno davvero limiti.
Le banche sono sistemi autoreferenziali, che si danno regole e esse stesse amministrano i propri controllori.
Se non lo sapete la Banca d'Italia infatti, che non ha più come finalità istituzionale l'emissione di moneta e le manovre sul tasso d'interesse (compiti che ora sono appannaggio della banca centrale europea), mantiene il ruolo di controllore delle banche.
Il paradosso è che è una società per azioni al cui capitale concorrono le banche che dovrebbe controllare, ennesima anomalia (ma più che di anomalia, in Italia bisognerebbe parlare di regola...).
Per fare un esempio, è come se una gang di pericolosi terroristi annoverasse nel proprio gruppo anche i poliziotti che decidono quale sia la strategia criminale da adottare.
A parte questa ennesima schizofrenia tutta italiana, che mi pare tutt' altro che innocua, l'Italia non mi sembra peggiore, ma neanche migliore degli altri paesi europei ed extraeuropei, anche da noi infatti si continuano a vendere prodotti finanziari che hanno nomi impronunciabili (ma anche meccanismi di funzionamento quantomeno oscuri) e sono frutto di algoritmi (e menti) davvero perverse.
'E solo il caso di accennare alle obbligazioni strutturate e alle polizze index linked, roba da venire i brividi che si è polverizzata nel calderone della mega crisi in atto.
Lascio a chi è molto più competente l'approfondimento tecnico, su questo difficile (a volte anche per gli stessi analisti) compito (spesso svolto in maniera poco trasparente perché sponsorizzati dalle stesse società di gestione dei patrimoni).

Per concludere vorrei citare 3 punti:

1) Chi avesse investito il Tfr nei fondi comuni (di comparto), troverà un'amara sorpresa nel vedere le perdite a 2 cifre
2) Attenzione quando sottoscrivete qualsiasi investimento (i meccanismi sfuggono totalmente anche agli addetti ai lavori, che seguono più le indicazioni commerciali del loro reparti vendite che gli interessi del cliente)
3)Guardatevi anche da chi adesso dagli scranni del Governo dice che salverà le banche, lo aveva detto anche dell'Alitalia e adesso lo dovrà spiegare alle migliaia di lavoratori che rimarranno a casa a spese nostre (a loro ma anche a noi cittadini)

mercoledì 1 ottobre 2008

Malalai Kakar


Ciao a tutti,
pubblico volentieri una lettera che mi hanno inviato.
Credo che certi fatti debbano farci riflettere, non per condannare ma per cercare di comprendere il contesto sociale in cui si formano delle mentalità distorte, piegate al più biego fanatismo.
In un momento in cui il nostro paese taglia (anche) i fondi per la cooperazione internazionale, dimenticando che le ingiustizie si ripercuotono in ogni angolo del mondo, non dobbiamo dimenticare che per avere pace dobbiamo avere giustizia, anche sociale...


"Cari amici,
mi sento profondamente addolorato in questo giorno in cui apprendo che Malalai Kakar è stata assassinata di fronte alla porta della sua casa.
Questa bella e coraggiosa donna afgana si era arruolata nella polizia per combattere gli abusi dei Talebani nei confronti delle donne, e in segno di rifiuto di tali abusi ha rigettato l'uso del velo. Un tale gesto, dicono, ha causato la sua sentenza di morte da parte di un gruppo di egocentrici fanatici che si credono Dio arrogandosi il diritto di parlare in Sua vece.

Io vi chiedo, per favore, di ritagliare un solo minuto del vostro tempo per dedicare, nel silenzio del vostro cuore, una preghiera per questa donna e per tutti coloro che lottano per la giustizia e per il bene degli altri, malgrado gli assassini li aspettino oltre la porta delle loro case.

Inoltre vi chiedo di non dimenticare mai che l'assassinio e il fanatismo non hanno colore politico, ne religoso e non sono al servizio di qualsivoglia forma di autentica spiritualità, essi servono un solo dio, l'Ego e la sua IGNORANZA.
Vi ringrazio,
Giovanni"

Mesothelioma Cancer
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